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Ammissione al passivo fallimentare di crediti bancari da conto corrente e data certa

Valerio Sangiovanni *

L’ordinanza in commento della Corte di cassazione è l’occasione per riflettere sui problemi che si pongono in caso di domanda di ammissione di crediti bancari al passivo fallimentare. La distinzione fondamentale è quella fra crediti da finanziamenti e crediti da conti correnti, i quali richiedono la presentazione di documentazione di tipo diverso.

PAROLE CHIAVE: fallimento - accertamento del passivo - data certa - credito da conto corrente

Admission to the bankruptcy liabilities of bank credits from current account and certain date

The decision in comment of the Court of cassation is an opportunity to reflect on the problems that arise in the event of an application for admission of bank credits to bankruptcy liabilities. The fundamental distinction is that between credits from loans and credits from current accounts, which require the presentation of different types of documentation.

Keywords: bankruptcy – verification of liabilities – application for admission to the liabilities – credits from current accounts – certain date.

 

Corte di cassazione, Sez. I, 23 ottobre 2019, n. 27203 (ordinanza) – Unipol Banca s.p.a. (avv.ti Spinelli e Galletti) – Fallimento T. Link di Navigazione s.p.a. in liquidazione

Massima: in sede di accertamento dello stato passivo, la mancanza di data certa del contratto prodotto quale prova del credito comporta l’inopponibilità al fallimento delle clausole riportate sulla relativa documentazione, ma, di per sé, non esclude che possa risultare provata la corresponsione di una o più somme da parte del creditore e, quindi, sia la sussistenza di un suo corrispondente credito di restituzione in linea capitale, sia la stessa natura contrattuale del credito; ne discende che detta inopponibilità esclude soltanto che le clausole riportate nella documentazione priva di data certa possano essere considerate ai fini dell’effettiva regolamentazione del rapporto.

Omissis

Il Giudice delegato al fallimento di T-Link di Navigazione s.p.a. in liquidazione non ammetteva al passivo della procedura il credito vantato da Unipol Banca, in relazione allo scoperto risultante da tre contratti di conto corrente, per mancanza di data certa delle lettere di apertura dei contratti e degli estratti conto e in ragione dell’inidoneità di questi ultimi, in mancanza di vidimazione, a provare l’esistenza del rapporto.

Il Tribunale, pur ravvisando l’opponibilità alla massa dei creditori di tutti i contratti di conto corrente bancario stipulati fra la banca e la società fallita in uno con gli estratti conto integrali relativi ai medesimi rapporti, in quanto aventi data certa anteriore al fallimento, riteneva che l’opposizione fosse comunque infondata, poiché Unipol Banca s.p.a. non aveva offerto idonea dimostrazione del proprio credito: non era stata infatti fornita la prova dell’assunto posto a fondamento della domanda di insinuazione al passivo, secondo cui la banca avrebbe concluso con la società in bonis un accordo in forza del quale si sarebbe obbligata a concedere finanziamenti – con un incremento della disponibilità concessa, originariamente prevista di € 200.000, fino a € 1.400.000 – in cambio della cessione pro solvendo di crediti della cliente.

Per la cassazione di tale decreto ha proposto ricorso Unipol Banca s.p.a. prospettando quattro motivi di doglianza.

Omissis

Il primo motivo di ricorso denuncia, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3 e 4, c.p.c., la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2704 c.c.: in tesi di parte ricorrente il Tribunale, nel rigettare l’opposizione pur in presenza di un riconoscimento della data certa dei rapporti di conto corrente intercorsi fra la banca e la fallita, avrebbe fatto erronea applicazione del disposto dell’art. 2704 c.c., in quanto, riconducendo il requisito della data certa al contratto di affidamento anziché al contratto di conto corrente a cui l’apertura di credito afferiva e costituente il titolo in base al quale erano stati realizzati gli affidamenti, avrebbe ritenuto che la disciplina normativa in questione investisse il rapporto negoziale e ne condizionasse l’efficacia piuttosto che riferirsi esclusivamente alla data della scrittura privata.

Il quarto motivo di ricorso lamenta, ex art. 360, comma 1, n. 3 e 4, c.p.c., la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c. e la nullità del provvedimento impugnato a motivo della sua illogicità e contraddittorietà, dato che il Tribunale, pur avendo ritenuto opponibili alla procedura i contratti di conto corrente e i relativi estratti conto, avrebbe rigettato l’opposizione proposta senza spiegare perché questi documenti fossero stati ritenuti insufficienti a provare il credito di cui la banca aveva sollecitato l’ammissione al passivo.

I motivi, da esaminarsi in maniera congiunta, in ragione del rapporto di connessione logico-giuridica che li lega, sono fondati, nei termini che si vanno a illustrare.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte l’inopponibilità, per difetto di data certa ex art. 2704 c.c., non riguarda il negozio, ma la data della scrittura prodotta; i fatti idonei a dimostrare l’esistenza del negozio e la sua stipulazione in data anteriore al fallimento possono perciò essere oggetto di prova, prescindendo dal documento, con tutti gli altri mezzi consentiti dall’ordinamento, salve le limitazioni derivanti dalla natura e dall’oggetto del negozio ..


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