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Principi Etici e diritto civile

Andrea Lanciani, Avvocato e cultore di filosofia del diritto.

In questa relazione intendo affrontare il tema dell’applicazione diretta dei principi etici nel diritto civile. Sulla base di un percorso sulle origini, storiche e filosofiche, del diritto civile e della sua interpretazione, si ritiene che le proposte moderne di diretta applicazione di principi etici nel diritto civile si pongano in contrasto con la struttura essenziale del diritto civile e con importanti valori sociali ed etici.

PAROLE CHIAVE: processo decisionale - diritto civile - principi etici - interpretazione

Ethical principles and civil law

In this essay I intend to address the issue of the direct application of ethical principles in civil law. On the basis of an examination of the historical and philosophical origins of civil law and of its interpretation, I claim that modern proposals of direct application of ethical principles in civil law are in contrast with the essential structure of civil law and with important social and ethical values.

1. Premessa

Il tema che intendo affrontare in questa relazione è il rapporto tra le norme del diritto civile e i principi etici.

Si tratta di comprendere se nel processo di decisione in merito ad una situazione particolare l’interprete (ed in particolare il giudice) possa fare ricorso direttamente a principi etici esterni al sistema delle norme del diritto civile. Può il giudice assumere decisioni direttamente sulla base di principi etici (magari desunti dalla Costituzione), sostituendosi alle norme esistenti o creandone di nuove? Oppure i principi etici possono assumere un ruolo solo interno al sistema delle norme, dirigendo il processo interpretativo ad esiti equi nei casi concreti?

Si tratta di temi che ancora recentemente sono stati oggetto di dibattiti dottrinali e di pronunce anche giurisprudenziali. Tali dibattiti si presentano talora come ‘moderni’ apparentemente senza la consapevolezza che, invece, rappresentano la prosecuzione (o la ripetizione) di discussioni e riflessioni molto più antiche e che sono state alla base stessa della nascita e della formazione del diritto civile. Può essere utile rammemorare – ovviamene senza alcuna pretesa di esaustività – qualcuno di questi dibattiti passati.

 

2. Alcuni cenni di storia del diritto greco

Solitamente si cita il codice di Hammurabi tra i primi esempi conosciuti di legislazione. Si tratta invero di un insieme di norme per lo più punitive in cui poca attenzione sembra essere data alla fase di applicazione delle norme stesse. Laddove compaiono norme che riguardano le procedure decisionali queste sembrano avere natura automatica (come giuramenti o ordalie). In verità è discusso se fosse un vero codice utilizzato nella pratica o piuttosto solo una forma di esaltazione della giustizia e potenza del re [1]. L’impressione che se ne trae è che la legge possa direttamente applicarsi ai singoli casi, direttamente dal sovrano che l’ha emanata (ricevendola da un dio) al suddito.

Completamente diversa è la prospettiva del mondo greco arcaico [2] così come la si può desumere dalla raffigurazione dello scudo di Achille nell’Iliade. Nello scudo sono raffigurati diversi momenti della vita della città sia in pace sia in guerra. Tra le descrizioni della città in pace v’è la notissima raffigurazione di un processo svolto sulla piazza pubblica, davanti ai giudici tra il popolo tumultuante [3]. È importante sottolineare che sullo scudo vi è la descrizione di un processo in atto, della decisione di un caso concreto e non delle tavole delle leggi: siamo in presenza della preoccupazione di risolvere i conflitti della vita della città, si vede la necessità di regolare la vita concreta e quotidiana di una comunità cittadina e non l’esaltazione di un sovrano che impone norme dall’alto. In effetti c’erano nel mondo greco arcaico processi e giudici, ma non leggi scritte [4]. Qualcuno ritiene che non a caso la parola nomos sia venuta ad indicare le leggi: ciò deriverebbe da un altro suo significato, quello di canto. Vi erano delle raccolte di regole e principi (religiosi, di etichetta, pratiche agri­cole, morali, di comportamento sociale) che venivano redatte in forma metrica e cantate per poter essere meglio ricordate [5]. A queste raccolte tramandate a memoria facevano riferimento i giudici nelle loro decisioni. Si trattava tuttavia di un insieme di principi che non costituiva un sistema coerente di norme e che era molto diverso dalle leggi come le intendiamo ora (sotto questo profilo per noi è più facile comprendere la natura del codice di Hammurabi – insieme di norme specifiche emanate da un sovrano – piuttosto che la natura di un tale insieme di principi eterogenei e memorizzati sotto forma di canto).

Il processo era essenzialmente orale: si discuteva innanzi al giudice, si presentavano le proprie ragioni, ma senza leggi scritte cui fare riferimento i principi tradizionali non erano un effettivo limite all’arbitrarietà della decisione.

Con il passare del tempo le decisioni vengono percepite dal popolo come una forma di oppressione della classe nobile cui appartengono i giudici [6], in quanto facilmente adattabili agli interessi dei giudici o dei ricchi e potenti della città. Nasce quindi l’esigenza di scrivere la legge. Ciò significa, in questa fase, crearla in parte traendola dalle tradizioni passate, in parte ..


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