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Il diritto civile e la prescrizione nelle azioni di responsabilità contro gli organi di controllo

Massimo Fabiani, Professore ordinario di diritto commerciale nell’Università del Molise.

Il contributo analizza come le regole in tema di prescrizione influiscano in misura significativa nelle azioni di responsabilità contro gli organi di controllo delle società di capitali; l’autore propone soluzioni interpretative che lascino spazio alla tutela dei diritti dei soggetti danneggiati.

Civil Law and limitation period of liability actions against supervisory bodies

The paper analyzes how the rules on prescription significantly affect liability actions against the auditing committees of corporations; the author proposes interpretative solutions that leave room for the protection of the rights of injured parties.

Keywords: company – auditors – liability – actions – rights – prescription.

1. Inquadramento del tema

Quando si discute delle azioni di responsabilità proposte nei confronti degli organi sociali si è soliti prendere in esame una serie di questioni che pertengono a temi di vertice del diritto commerciale e del diritto societario in particolare.

È consueto pensare al tema degli obblighi che gravano sugli amministratori, sui sindaci, sui revisori; al tema delle rules e degli standard di comportamento [1]. Quando le azioni, come accade in misura dominante, sono promosse da organi delle procedure concorsuali si dibatte sulla legittimazione, sulla misura del danno, sui riflessi sulle azioni individuali [2].

Ciò nondimeno, nelle azioni di responsabilità si dibattono anche i temi della colpa e del dolo, così come la questione, centrale, del nesso di causalità tra condotta ed evento pregiudizievole [3]. Già in questa prospettiva ci si accosta a problematiche che pertengono, direttamente, al diritto delle obbligazioni perché non bisogna mai porre nell’oblio il fatto che le azioni di responsabilità, contrattuali od extracontrattuali che siano, vanno, comunque, ricondotte al paradigma delle azioni risarcitorie e, in questa chiave di lettura, i principi del diritto civile e di quello delle obbligazioni, ancor più nello specifico, divengono fondamentali.

È noto come una delle maggiori criticità che si incontrano nelle azioni di responsabilità, specie se conseguenti a dissesti di dimensioni ragguardevoli, è quella della rilevante asimmetria tra entità del danno allegato ed entità dei patrimoni responsabili [4], tant’è che proprio per sopperire a questa criticità fattuale, dottrina e giurisprudenza hanno spesso cavalcato altri percorsi volti ad ampliare la responsabilità, transitando dalla responsabilità per danno a quella per debito [5]. Questa asimmetria spiega la ragione per la quale lo spettro della responsabilità viene agitato in funzione di prevenzione generale da comportamenti negligenti [6]. È, poi, parimenti noto che l’accentuato dislivello tra danno e patrimonio responsabile rischia, altresì, di far apparire tali azioni più sanzionatorie che risarcitorie e una simile visione, diffusamente praticata nel concreto, merita di essere, invece, contrastata sul piano ideologico. Difatti, ciò di cui gli organi sociali sono chiamati a rispondere non è mai una vio­lazione in sé e per sé, ma una violazione di obblighi e doveri che ha recato un pregiudizio alla società e ai creditori sociali. Il movente risarcitorio non deve mai essere posto in disparte perché non è scopo del diritto civile punire, ma restaurare le conseguenze economiche pregiudizievoli di una determinata condotta [7]. L’a­simmetria, però, non è frutto di un eccesso – ancorché tale impressione sia diffusa e non raramente suggerita da comportamenti non sempre lineari dei danneggiati – ma la diretta derivazione di un fatto, talmente noto, da non dover proprio essere dimostrato: l’emersione della crisi o dell’insolvenza avviene (purtroppo) nella maggior parte dei casi a distanza di anni [8], tant’è che nella dimostrazione del ritardo viene frequentemente agitato lo ‘spetto’ dello Z-Sco­re di Altman. Ma se si lasciano in disparte queste suggestioni astratte che spes­so non sono coerenti con le realtà delle imprese domestiche, resta incontrovertibile il fatto che più tardi il dissesto è conclamato, maggiori sono le perdite e, di riflesso, maggiori sono i danni che si ripercuotono sui creditori. In tale contesto non è allora banale rifugiarsi nel principio di proporzionalità che deve fungere da bussola per equilibrare i diritti dei danneggiati senza alzare l’asti­cella verso i responsabili, anche perché se l’asticella si posiziona su una altezza insuperabile, può venir meno l’interesse ad assumere condotte responsabili.

Orbene, in questo quadro che da subito si rivela denso di asperità, le aspettative di chi agisce in giudizio possono essere rese ancor più complicate dalla ferrea applicazione delle norme tratte dal diritto civile.

Il tema che sarà oggetto di indagine è quello che pertiene alla prescrizione, materia riconducibile al Libro VI del codice civile sulla tutela dei diritti. ..


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