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Segnalazioni di diritto tributario

a cura di Giovanni Consolo e Carlotta Sgattoni

INDICAZIONI APPLICATIVE E INTERPRETATIVE

Giurisprudenza

I compensi del professionista si presumono incassati al termine dell’incarico – Con la sentenza del 9 settembre 2021, n. 24255, la Corte di Cassazione ha affermato la legittimità dell’avviso di accertamento con il quale l’Amministrazione finanziaria, ex art. 39, co. 1, lett. d, d.P.R. n. 600/1973, abbia accertato maggiori compensi non dichiarati sulla base della presunzione che, al termine di ogni incarico professionale, il professionista incassi i relativi onorari. Invero, laddove l’in­casso non si sia verificato, è onere del professionista darne prova, ad esempio, producendo in giudizio diffide ad adempiere o richieste di decreto ingiuntivo, oppure dimostrando l’infruttuosità dell’esecuzione nei confronti del cliente.

Il documento è reperibile al seguente link:

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20210909/snciv@s50@a2021@n24255@tO.clean.pdf.

Dall’annullamento in autotutela non deriva necessariamente la condanna del­l’Ufficio alle spese – Con la sentenza del 15 settembre 2021, n. 24841, la Corte di Cassazione ha statuito il principio secondo il quale dall’annullamento del­l’atto impositivo in autotutela, che avvenga in corso di giudizio, non discende automaticamente la condanna dell’Amministrazione finanziaria al pagamento delle spese processuali, dovendosi altresì verificare che l’atto fosse manifestamente il­legittimo sin dal momento della sua emissione. Invero, in relazione alle circostanze, l’annullamento dell’atto impositivo in autotutela può costituire, secondo la Corte, un comportamento conforme ai doveri di lealtà e di probità di cui al­l’art. 88 c.p.c., che può essere premiato con la compensazione delle spese.

Il documento è reperibile al seguente link:

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20210915/snciv@s65@a2021@n24841@tO.clean.pdf.

Ai fini della ristretta base, il mancato coinvolgimento nel procedimento penale dimostra l’estraneità alla gestione societaria – Con la sentenza del 15 settembre 2021, n. 24870, la Corte di Cassazione ha ritenuto idonea a superare la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili in società a ristretta base sociale la circostanza che il socio non sia stato coinvolto, né come indagato né come imputato, nell’indagine penale sulla società e che, dunque, possa essere considerato estraneo alla gestione e conduzione societaria. La Suprema Corte ha, infatti, ricordato che, sebbene per lungo tempo sia stata ritenuta necessaria, al fine di sfuggire alla presunzione, la dimostrazione della mancata distribuzione degli utili – giustificata, ad esempio, dal loro reinvestimento –, si è sviluppato negli ultimi anni un diverso orientamento tale per cui la prova liberatoria può consistere anche nella dimostrazione del socio di essere stato, in realtà, estraneo alla gestione societaria.

Il documento è reperibile al seguente link:

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20210915/snciv@s50@a2021@n24870@tO.clean.pdf.

Prassi

Beneficia del regime degli impatriati anche il lavoratore che rimane alle dipendenze del datore di lavoro estero – Con la Risposta ad istanza di interpello del 16 settembre 2021, n. 596, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che, laddove siano verificati i restanti presupposti, può beneficiare del regime speciale per lavoratori impatriati – previsto dall’art. 16, co. 1, D.lgs. 14 settembre 2015, n. 147 – il lavoratore che trasferisca la residenza in Italia e prosegua in smart working l’at­tività lavorativa precedentemente esercitata all’estero. Invero, la disciplina citata non richiede che l’attività sia svolta per un’impresa operante sul territorio dello Stato, con la conseguenza che possono accedere all’agevolazione anche i soggetti che ..


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