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Industria 4.0, blockchain & nuovi orizzonti della proprietà intellettuale

Fabiano De Leonardis

I diritti di proprietà intellettuale ed il loro rapporto con i temi connessi al panorama Industria 4.0 sono oggi entrati in maniera preponderante nei dibattiti internazionali; gli IPR, per definizione, sono diritti “esclusivi" in quanto riconoscono al titolare di una soluzione inventiva un diritto monopolistico sulla stessa e, contestualmente, un diritto di “veto negativo” nei confronti di soggetti terzi che vogliono trarre indebitamente vantaggio dal frutto dell’altrui creazione senza l’autorizzazione dell’interessato. Il presente lavoro vuole pertanto offrire una serie di spunti di riflessione sulle principali problematiche di proprietà intellettuale connesse alle tecnologie appartenenti all’ecosistema Industria 4.0. Ambiti come la Blockchain, l’additive manufacturing, l’IoT, ad oggi, costituiscono il motore principale per la crescita economica ed imprenditoriale di un Paese ma, contestualmente, pongono una serie di nodi problematici da affrontare soprattutto in ambito giuridico, nel quale si riscontra ancora un impianto normativo lacunoso. Per recuperare questo gap risultano pertanto fondamentali degli interventi legislativi che non siano da ostacolo bensì da incentivo per gli investimenti e, per quanto concerne il fronte specifico della proprietà intellettuale, che siano finalizzati ad offrire un equilibrio normativo tra la tutela del vantaggio competitivo degli operatori e la condivisione dei risultati, quale stimolo fondamentale per lo sviluppo del settore.

PAROLE CHIAVE: proprietÓ intellettuale - industria 4.0. - blockchain - stampa 3D - smart contracts

ndustry 4.0, blockchain & new horizons for Intellectual Property

Intellectual property rights and their relationship with themes relating to the field of Industry 4.0 have entered mainly into international discussionns; Intellectual property rights, by definition, are "exclusive" rights that give to the holder of an inventive solution a monopolistic right over it and simultaneously a “negative veto” right against third parties who wish to benefit from it unduly. The purpose of this work is to share some reflections regarding to the main intellectual property problems related to technologies of Industry 4.0 ecosystem. Currently, Blockchain, Additive manifacturing, IoT constitute the main engine for the economic and entrepreneurial growth of a Country but, at the same time, represent a series of problematic issues especially related to the legal field in which there is still an uneven regulatory framework. To recover this gap, therefore, are essential legislative proposal which are not an obstacle but an incentive for investments and, with specific reference to the intellectual property filed, which are aimed at offering a regulatory balance between the protection of the competitive advantage and the sharing of results, as a crucial incentive for the development of the sector.

KEYWORDS: intellectual Property – industry 4.0 – blockchain –3D Printer – smart Contract.

Keywords: composition of the crisis from over-indebtedness – management and fate of working relationships – credit assessment and protection – social shocks and resolution of relationships – agricultural enterprise.

1. Industria 4.0 e dintorni

Il termine Industria 4.0, introdotto per la prima volta nel 2011 in Germania, oggi viene associato a concetti come la Smart Factory, l’Internet of Things, i Big data, l’Additive Manufacturing, l’Advanced Automation, e Advanced HMI (Human Machine Interface) e molti altri. In linea generale l’Industria 4.0 riguarda quel complesso di tecnologie inerenti la cosiddetta quarta rivoluzione industriale, caratterizzata, secondo la definizione offerta dalla società Roland Berger, dalla “digitalizzazione e dall’interconnessione di tutte le unità produttive presenti all’interno di un sistema economico”; l’obiettivo, pertanto è quello di migliorare i livelli produttivi degli impianti attraverso processi di automazione industriale e integrazione con nuove tecnologie. Parliamo di un nuovo modello economico per il mondo industriale che, secondo BCG, “porterà con sé una trasformazione che non coinvolgerà solo i processi di produzione, ma tutta la catena del valore di un’azienda manifatturiera, dalla progettazione al servizio post-vendita”. L’ Industria 4.0 rappresenta un cambio di paradigma dalla produzione centralizzata verso quella decentralizzata attraverso approcci tecnologici che ribaltano la logica dei processi produttivi e naturalmente, in un contesto come questo caratterizzato da elevati costi ed investimenti, è difficile immaginare un business senza un adeguato sistema di protezione brevettuale che tuteli i prodotti nel momento in cui verranno messi sul mercato. Tale scenario di sviluppo tecnologico ha infatti aperto numerosi dibattiti sul fronte della proprietà intellettuale [1], legati soprattutto alla necessità di trovare un equilibrio normativo tra la tutela del vantaggio competitivo degli operatori e la condivisione dei risultati, quale stimolo fondamentale per lo sviluppo del settore.

Per quanto riguarda i programmi per elaboratori, la protezione principale è generalmente assicurata dal diritto d’autore; quest’ultimo tutela il software, in quanto considerato un prodotto della programmazione, quest’ultima assimilata di fatto ad un’attività intellettuale. Tuttavia, suddetta forma di tutela non offre una notevole stabilità, per due principali motivi. Il primo è il rischio del cosiddetto reverse engeneering, ovvero la possibilità di risalire da un programma al suo diagramma di flusso ed in questo modo crearne uno del tutto nuovo che però svolge esattamente le stesse funzioni. Davanti a questo tipo di operazione, il copyright risulta essere una tutela fallimentare perché protegge il software al pari di un’opera letteraria, ovvero limitatamente al modo in cui è scritto il relativo codice sorgente, cioè l’insieme di istruzioni di un linguaggio di programmazione; pertanto a fronte di una diversità di quest’ultimo, anche se il risultato finale è il medesimo, non si ha alcuna violazione del copyright. L’altro nodo critico è il requisito di originalità che facilmente può essere negato, ogni qualvolta le istruzioni presenti nel codice siano necessitate dalla funzione. In America, da questo punto di vista, un giudizio esemplificativo di una maggiore rigidità della Supreme Court, è la sentenza del 21 marzo 1991 nel caso Feist [2]; in quest’occasione si è innalzato il livello di creatività richiesto per la tutela del software, andando così a determinare un superamento dell’ap­proccio “sweet of the brown” di matrice anglosassone, nel quale una banca di dati veniva protetta primariamente in base allo sforzo economico profuso ed al conseguente valore patrimoniale dell’investimento.

Pertanto, a fronte di questi limiti di tutela in materia di software da parte del copyright, negli ultimi anni, dapprima in America e poi in Europa, si è cominciato a guardare con attenzione alla disciplina brevettuale; infatti, a differenza del diritto d’autore, il brevetto su di un’invenzione di software fornisce una tutela più ampia e che spazia dal linguaggio di programmazione alle funzionalità dell’algorit­mo e non limitandosi, quindi, alla tutela della sola forma del codice sorgente. A normare la procedura di concessione di brevetti in materia di software, nel 2014 è stata emessa dalla Corte Suprema la sentenza nel caso Alice [3]; in quest’occasione si è stabilito che la condizione di brevettabilità di tale tecnologia è che l’inven­zione in esame ..


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