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Segnalazioni di Diritto tributario

Giovanni Consolo, Carlotta Sgattoni

INDICAZIONI APPLICATIVE E INTERPRETATIVE

La cessione del contratto di leasing di un bene strumentale è rilevante per i redditi di lavoro autonomo – Con la Risposta ad interpello del 13 luglio 2020, n. 209, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che la cessione da parte di un lavoratore autonomo di un contratto di leasing relativo ad un immobile utilizzato per l’esercizio dell’attività professionale rappresenta una cessione di “elementi immateriali” e, pertanto, il relativo corrispettivo deve essere assoggettato a tassazione ai sensi dell’art. 54, comma 1-quater del t.u.i.r., in base al quale concorrono “a formare il reddito i corrispettivi percepiti a seguito di cessione della clientela o di elementi immateriali comunque riferibili all’attività artistica o professionale”. Secondo l’Agenzia, tra gli “elementi immateriali comunque riferibili all’atti­vi­tà artistica o professionale” rientra, infatti, qualsiasi elemento “intangibile” la cui cessione da parte del professionista determina la percezione di un corrispettivo.

 

GIURISPRUDENZA

Deducibilità dell’avviamento solo se il bene è iscritto al valore reale – Con la sentenza del 13 luglio 2020, n. 14872, la Corte di Cassazione ha affermato che l’Amministrazione finanziaria può sempre contestare la deducibilità delle quote di ammortamento dell’avviamento derivato, cioè conseguito in caso di acquisto a titolo oneroso e nei limiti del costo sostenuto, ove risulti che lo stesso sia stato iscritto in bilancio ad un valore superiore a quello reale, in violazione dell’art. 2423, secondo comma, cod. civ. il quale sancisce i criteri di veridicità e correttezza nella formazione del bilancio. Di conseguenza, la Corte ha cassato con rinvio la sentenza impugnata, con la quale i giudici di seconde cure avevano ritenuto deducibili le quote di ammortamento ai sensi dell’art. 103, comma 3, del t.u.i.r. sulla base del solo fatto che il bilancio fosse stato approvato dall’Assemblea dei soci, senza considerare che il Collegio Sindacale non aveva prestato il proprio consenso all’iscrizione dell’avviamento nonché gli altri elementi indiziari forniti dal­l’Amministrazione finanziaria.

Esenzione da ritenuta sugli interessi spettanti al beneficiario effettivo – Con la sentenza del 10 luglio 2020, n. 14756, la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito all’applicabilità dell’art. 26-quater, d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, il quale dispone l’esenzione dalle imposte sugli interessi corrisposti a soggetti residenti in Stati membri dell’Unione europea, nell’ambito di una serie di prestiti infragruppo “a cascata” per effetto dei quali gli interessi corrisposti dalla società italiana alla propria controllante erano ribaltati ad altre società a monte della catena di controllo. I giudici, richiamando il Commentario al Modello OCSE e le c.d. “sentenze danesi” della Corte di Giustizia, hanno rammentato che al fine di individuare il beneficiario effettivo ciò che rileva non è il diritto di godere pienamente dei flussi reddituali, quanto il fatto che tale diritto non venga limitato da obblighi legali o contrattuali di trasferire a terzi i pagamenti ricevuti. Nel caso di specie, la Corte ha valorizzato il fatto che la controllante estera della società italiana non fosse soggetta ad alcun obbligo giuridico di ribaltamento degli interessi, che la stessa svolgesse un ruolo di subholding e di centrale di tesoreria del gruppo, nonché il fatto che i prestiti infragruppo fossero funzionali ad una complessa operazione di leveraged buyout e, pertanto, ha ritenuto applicabile l’esen­zione di cui all’art. 26-quater sopra richiamato.


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