argomento: Novita' giurisprudenziali - Hong Kong
Keywords: rule in gibbs - scheme of arrangement - third party clauses
Luciano Panzani
La High Court of Hong Kong con sentenza pubblicata il 28 luglio 2025[1] ha approvato lo scheme of arrangement proposto da Golden Wheel Tiandi Holdings Co Ltd (1232.HK), uno sviluppatore immobiliare con sede nelle Isole Cayman che aveva incontrato difficoltà a causa della prolungata recessione immobiliare nella Cina continentale. Dal 2013 le azioni erano quotate sul Main Board della Stock Exchange of Hong Kong (SEHK).
Va segnalato che lo scheme è stato formalmente sanzionato dalla High Court e che la società ha indicato come Scheme Effective Date il 24 giugno 2025. Ciò nonostante, la ristrutturazione non risulta ancora pienamente consumata. Dopo gli sviluppi intervenuti a fine 2025[2], la società ha chiarito, nella comunicazione del 30 marzo 2026 sui risultati annuali[3], che i passaggi necessari all’attuazione del piano sono stati ulteriormente completati, che il richiesto consenso dei creditori di maggioranza è stato ottenuto entro il 31 dicembre 2025 e che la scheme longstop date è stata estesa dal 31 dicembre 2025 fino alla data anteriore tra il 30 giugno 2026 e il quindicesimo giorno lavorativo successivo al rilascio dell’ultima autorizzazione regolamentare necessaria[4]. Nello stesso documento la società afferma che la ristrutturazione del debito è ormai “nearing completion”.
Venendo al contenuto della sentenza risulta che Golden Wheel Tiandi Holdings era a capo di un gruppo di società aventi sede in parte nella Cina Continentale (Mainland), in parte nelle Isole Vergini Britanniche e in parte in Hong Kong. Il gruppo aveva la sua sede principale in Nanjing City (Nanchino). La capogruppo operava come uno dei principali canali di finanziamento offshore del gruppo ed aveva raccolto fondi per supportare le operazioni delle controllate.
Dal 2021 circa, il gruppo aveva affrontato problemi di liquidità a causa del rallentamento del mercato immobiliare nella Cina continentale. Aveva cercato di ristrutturare il debito in vari modi e nel 2022 aveva proposto un Cayman Scheme of arrangement negoziando con i creditori per dilazionare le scadenze. Queste operazioni non avevano dato risultati positivi. La società era insolvente: al 31 dicembre 2024 l’attivo patrimoniale era pari a 3,71 miliardi RMB e il passivo a 4,47 miliardi di RMB; i ricavi erano pari a RMB 24,75 milioni rispetto a costi pari a RMB 4,47 miliardi.
Il piano contenuto nello Scheme presentato alla Corte di Hong Kong prevedeva la rinuncia dei creditori ad una parte del debito pari a US$ 506,7 milioni, ovvero l’89,59% del debito principale in essere, e agli interessi maturati su tali debiti. Si trattava di obbligazioni senior emesse sul mercato americano da 10,0% annuo in scadenza ad aprile 2025, giurisdizione NY pari a giugno 2024 ad US$ 466 milioni in linea capitale e ad 91 milioni per interessi) e una linea di finanziamento garantita pari a US$ 40 milioni e US$ 2,7 milioni per interessi, al tasso del 15% annuo. Il piano inoltre prevedeva il trasferimento di tre asset principali in una nuova struttura che avrebbe emesso nuove obbligazioni e che avrebbe detenuto il 95% di altra società che, a sua volta, avrebbe controllato il 100% delle partecipazioni dirette/indirette nelle holding intermedie) e le tre filiali principali stabilite nella Cina continentale).
Il piano prevedeva l’esonero da responsabilità di diversi soggetti terzi diversi dalle società debitrici, con la precisazione però che rimanevano esclusi dall’esonero gli amministratori e i funzionari della società per violazione dei loro doveri eccezion fatta per i fatti connessi con la predisposizione del piano e la sua esecuzione.
La Corte, in persona del giudice Linda Chan, ha ribadito nella sentenza i sette punti che avrebbe verificato, secondo la sua giurisprudenza già formata in altri casi Re Shimao (52), nel decidere:
In particolare per quanto concerne il rischio di disparità di trattamento tra i creditori, creditori che sono stati tutti inseriti all’interno di un’unica classe, l’esistenza di diverse garanzie in capo ai creditori titolari delle obbligazioni e del finanziamento prima citati, che non vengono rimborsati in base al piano non compromette l’omogeneità di trattamento all’interno della classe, perché si tratta di crediti che non hanno valore in uno scenario di liquidazione, tenuto conto che la società debitrice è insolvente. Analoga conclusione vale per altre garanzie di cui sono titolari i creditori inseriti nella stessa classe.
La Corte ha ritenuto che una persona intelligente e onesta avrebbe approvato il Piano, considerando che il ritorno previsto dal Piano (dal 30,2% al 39,9%) risulta ragionevole, considerato che in caso di liquidazione i creditori percepirebbero una somma compresa tra il 3,2 e il 6,2% dei loro crediti.
La Corte ha ancora ritenuto che, dal momento che la società debitrice è quotata presso la SEHK, la maggior parte dei creditori risiede a Hong Kong o ha partecipato all’assemblea sullo Scheme proposto, e il Prestito Esistente è regolato dalla legge di Hong Kong, sussista un collegamento sufficiente tra lo Scheme e Hong Kong.
La Corte ha inoltre rilevato che il fatto che le obbligazioni esistenti della Società erano disciplinate dalla legge di New York e che si applicasse la Rule in Gibbsnon impediva l’approvazione dello schema.
È opportuno ricordare che la Rule in Gibbs, stabilita per la prima volta in Inghilterra e valida nei Paesi di common law, afferma che un credito può essere oggetto di discharge, in difetto di consenso del creditore, soltanto per il tramite di una pronuncia del giudice del luogo in cui è sorta l’obbligazione e che sarebbe altrimenti competente a conoscere della procedura di insolvenza o ristrutturazione. In altri termini il riconoscimento di una procedura aperta in altro Stato non potrebbe derogare alla competenza del giudice del luogo in cui è sorta l’obbligazione, assicurando così una maggior protezione dei creditori nazionali, correttamente determinata solo dalla legge che governa quel debito. Di conseguenza nella specie un creditore dissenziente, ed in particolare i creditori portatori delle obbligazioni emesse secondo la legge di New York, non avrebbero potuto essere vincolati dal piano. La questione era stata sollevata proprio ad Hong Kong dal giudice Jonathan Harris nel caso Rare Earth[5], in cui anche era questione di obbligazioni emesse a New York da società cinesi e sottoscritte da creditori americani.
In questo caso la giudice Linda Chan ha osservato che effettivamente le obbligazioni erano state emesse a New York, erano governate dalla legge di New York e la Rule in Gibbs trovava applicazione. Tuttavia, il 96,57% (in valore) dei creditori si era sottoposto alla giurisdizione della Corte e la società ricorrente aveva dichiarato di non aver intenzione di chiedere il riconoscimento della procedura hongkonghese negli Stati Uniti ai sensi del Chapter 15. Nel caso Rare Earth invece il procedimento ex Chapter 15 era stato aperto negli Stati Uniti e di conseguenza la situazione era completamente diversa.
Un Keepwell Agreement è un contratto tra una società madre e la sua controllata che garantisce che la controllata disponga delle risorse finanziarie necessarie per rimanere solvibile e adempiere ai propri obblighi. Se una controllata è in crisi di liquidità e ha difficoltà ad accedere al finanziamento per proseguire le sue attività, può stipulare un Keepwell Agreement con la sua società madre. Ciò consente alla controllata e alla sua controllante di aumentare la fiducia di azionisti e obbligazionisti nel fatto che la controllata pagherà i propri debiti e continuerà a funzionare senza problemi. Anche i fornitori sono più propensi a guardare con favore a una controllata in difficoltà che ha un Keepwell Agreement.
I Keepwell Agreement sono stati comunemente utilizzati da aziende madri cinesi per fornire alle loro controllate offshore un sostegno finanziario per le emissioni obbligazionarie. Hanno guadagnato popolarità come mezzo per affrontare le restrizioni della legge della Cina continentale sulla concessione di garanzie a entità offshore (anche se tali restrizioni sono state successivamente allentate, soggette all’ottenimento delle approvazioni normative). Utilizzando i Keepwell Agreement, le aziende madri si impegnano a mantenere solvibili le loro controllate offshore e ad avere liquidità sufficiente per pagare gli interessi e il capitale sulle loro obbligazioni.
Le controllate stipulano Keepwell Agreement per aumentare l'affidabilità creditizia degli strumenti di debito e del finanziamento aziendale. La società madre si impegna sostanzialmente a far fronte a tutte le necessità finanziarie della controllata per un periodo specificato. Questo aiuta anche a mantenere la fiducia di azionisti, fornitori e creditori circa la regolare soddisfazione dei loro crediti.
Il periodo di garanzia dipende da quanto concordato dalle parti al momento della stipula del contratto. Finché il contratto resta in vigore, la società madre garantisce qualsiasi pagamento di interessi e/o obblighi di rimborso del capitale della controllata. Se la controllata dovesse affrontare problemi di solvibilità, gli obbligazionisti e i finanziatori avrebbero un valido riferimento alla società madre.
Tuttavia, il Keepwell Agreement non è azionabile da parte della società controllata in cui favore esso è stato emesso secondo la decisione emessa il 19 marzo 2025 dalla the Hong Kong Court of Final Appeal ("CFA").
Vediamo i passaggi fondamentali della decisione, che è stata fortemente influenzata dal contenuto specifico della domanda che era stata proposta.
Peking University Founder Group Company Limited (“PUFG”), una società con sede nella Repubblica Popolare Cinese, aveva emesso oltre 1,7 miliardi di dollari in obbligazioni tramite le sue controllate offshore nel 2017 e nel 2018. Le obbligazioni erano garantite da altre due controllate offshore. Le controllate offshore erano in default, e PUFG è stata sottoposta a riorganizzazione dal 2020 per ordine di un Tribunale di Pechino. Le controllate offshore avevano richiesto risarcimenti a PUFG per presunta violazione dei Keepwell Deeds che facevano parte della documentazione allegata all’emissione obbligazionaria. I deeds imponevano a PUFG di mantenere in ogni momento un patrimonio netto consolidato positivo di almeno un dollaro per tutte e quattro le controllate e di garantire liquidità sufficiente per soddisfare i pagamenti delle obbligazioni, impegnandosi inoltre a porre in essere i “best efforts” per ottenere le autorizzazioni di legge nella misura necessaria per adempiere agli obblighi previsti dai deeds ("Relevant Approvals").
La Corte di prima istanza (Court of First Instance - CFI) ha affermato che PUFG aveva violato il Keepwell Deed di una controllata non adempiendo all’obbligo di mantenere il patrimonio netto positivo, con conseguente responsabilità, quantificando in RMB 1.154.012.000,00, l’ammontare che la controllata avrebbe dovuto ricevere da PUFG, ma non aveva ricevuto. La CFI ha rigettato le pretese delle altre tre controllate, poiché le violazioni contrattuali si erano perfezionate dopo l’ingresso di PUFG nelle procedure di riorganizzazione.
Una volta che PUFG era in riorganizzazione, secondo la CFI non c’era alcuna probabilità realistica che venissero rilasciate le Relevant Approvals e, pertanto, nessuna violazione dell’impegno di “best efforts”[6].
La Corte di appello ha ribaltato questo esito e ha ritenuto che PUFG avesse violato i Keepwell Deeds anche nei confronti delle altre tre controllate non adempiendo all’obbligo di mantenerle in stato di liquidità, quantificando in 1,7 miliardi di dollari la somma che le tre controllate avrebbero dovuto pagare in forza delle obbligazioni emesse.
La Corte di appello ha rilevato che il giudice di primo grado non aveva considerato le prove relative all’esistenza di modalità alternative di adempimento dell’obbligo di liquidità che non richiedevano le Relevant Approvals, come l’utilizzo di attività offshore o sostegno finanziario da parte di terzi non soggetti a restrizioni della legge della Repubblica Popolare Cinese. Inoltre, ha respinto la tesi sostenuta da PUFG che aveva sostenuto che, se avesse trasferito fondi a un Emittente o a un Garante, ciò sarebbe stato considerato come un prestito, con la conseguenza che la situazione patrimoniale netta non sarebbe migliorata. La Corte di appello ha ritenuto questo ragionamento errato. Se l’anticipo fornito da PUFG non avesse migliorato la posizione patrimoniale netta a causa della modalità con cui era stato registrato nei libri dell’Emittente o del Garante, il Patrimonio Netto Consolidato sarebbe rimasto in deficit. Viceversa, i Keepwell Deeds richiedevano a PUFG di assicurare che il Patrimonio Netto Consolidato e/o il Patrimonio Netto Totale Consolidato dell’Emittente o del Garante fosse almeno di 1 un dollaro USA e, se ciò significava che PUFG dovesse effettuare una donazione all’Emittente o al Garante per raggiungere tale risultato, questo era ciò che il contratto imponeva.
PUFG ha impugnato la decisione della Corte di appello alla CFA – Court of Final Appeal, sostenendo che la mancata fornitura di liquidità alle controllate offshore, in violazione dell’obbligo assunto in tal senso, non aveva causato alcuna perdita patrimoniale a queste ultime.
La CFA è stata istituita a seguito del ritorno di Hong Kong alla madrepatria per svolgere le funzioni che erano in precedenza attribuite al Privy Council a Londra. Svolge le funzioni di corte di ultima istanza, anche con riferimento all’interpretazione della legge.
La CFA, all'unanimità, ha accolto il ricorso, rilevando che le controllate offshore non avevano effettivamente subito alcuna “perdita netta” propria; la vera perdita era stata subita dagli obbligazionisti. Di conseguenza, la CFA ha stabilito che la responsabilità di PUFG verso le controllate offshore si limitava al pagamento di un risarcimento simbolico per la violazione dell’Obbligo di Liquidità.
Le conclusioni cui è pervenuta la CFA dipendono dal fatto che essa ha ritenuto che la domanda di risarcimento danni che era stata avanzata dalla curatela delle società controllate avesse ad oggetto soltanto i danni che erano derivati dall’inadempimento di PUFG ai Keepwell Deeds e non ai danni che erano derivati dall’insolvenza in sé.
Nell’ampia motivazione la CFA ha osservato che le curatele delle società controllate avevano inizialmente sostenuto che il mancato pagamento di una somma contrattualmente dovuta fosse da considerarsi nella procedura di insolvenza al pari di qualsiasi altra responsabilità contrattuale. Tale affermazione è stata definita "non controversa". Secondo la Corte, invece, le obbligazioni previste dalla clausola contrattuale consistevano nel pagare somme di denaro affinché gli Emittenti potessero saldare i loro creditori. L’accordo richiedeva che ciò fosse realizzato tramite una struttura di standby commerciale che si traduceva in un prestito. Se l’adempimento della clausola contrattuale avesse richiesto o permettesse l’erogazione dei fondi sotto forma di prestito, la perdita sarebbe stata pari a danni nominali se si fosse applicata la regola generale espressa nel caso Stanford International Bank[7]: ovvero se non vi fosse stata alcuna perdita netta.
PUFG aveva sostenuto, richiamando la giurisprudenza ora citata, che la regola non era altro che una logica e ragionevole applicazione del principio fondamentale secondo cui il risarcimento del danno per inadempimento contrattuale è compensativo e mira a porre l'attore, per quanto possibile tramite una somma di denaro, nella posizione in cui si sarebbe trovato se il contratto fosse stato eseguito. L'avvio della procedura di insolvenza poteva dar luogo a perdite, ad esempio attraverso la riduzione del valore degli attivi o l'aumento delle passività, ma il mero fatto di entrare in stato di insolvenza, senza ulteriori conseguenze, non costituiva di per sé una perdita. Aveva eccepito che ulteriori perdite, come conseguenza dello stato di insolvenza e della liquidazione, non erano state dedotte. Il danno rivendicato era solo l'indebitamento preesistente verso gli obbligazionisti. Di conseguenza, se fosse stato concesso un prestito, tale debito sarebbe stato semplicemente sostituito da un uguale debito verso la Società o altro finanziatore.
Ancora PUFG aveva contestato la proposizione secondo cui le società controllate potevano fare affidamento sulla cosiddetta regola della “assenza di perdita netta”.
La Corte ha osservato che una perdita può derivare dalla mancanza di liquidità o dall’apertura della liquidazione, ma nessuna di queste circostanze era stata dedotta o oggetto di approfondimento. La perdita che era stata dedotta riguardava soltanto il debito preesistente. Quand’anche l’obbligo contrattuale fosse stato adempiuto tramite la concessione di un prestito di importo pari al debito preesistente detenuto dagli obbligazionisti, ciò non avrebbe modificato il patrimonio netto consolidato. Era vero che l’insolvenza di un ente o la sua liquidazione può incidere sul valore degli attivi e sull’ammontare delle passività, ma questo profilo di danno non era stato dedotto, perché il danno lamentato era quello che si era verificato alla data del 16 aprile 2020 e quindi in data anteriore all’apertura della liquidazione.
3.1. Prosegue la vicenda relativa al default di Evergrande, il grande gruppo cinese operante nel settore della proprietà immobiliare[9]. In questo caso si tratta di una questione relativa alla liquidazione di Evergrande disposta dalla Corte di Hong Kong. Va ricordato[10] che il 29 gennaio 2024 il Giudice Linda Chan dell’Alta Corte di Hong Kong ha dichiarato la liquidazione giudiziale del gigante immobiliare che non era riuscito a proporre un piano di ristrutturazione su un passivo di 330 miliardi di dollari. Dopo ripetuti rinvii a partire da marzo 2023 e dopo che il Presidente della società Xu Jiayin era stato sottoposto a misure cautelari per reato di bancarotta, il Giudice Chan che aveva disposto l’ultimo rinvio alla udienza del 29 gennaio 2024 per consentire l’attuazione di “ un dialogo più diretto” con le autorità competenti e confermare la fattibilità del piano, ha respinto la richiesta di concessione di un termine di ulteriori tre mesi, aprendo la procedura concorsuale e nominando i liquidatori[11]. Intenzione degli organi della procedura è comunque quella di mantenere attiva ed operativa l’azienda salvaguardando gli interessi degli stakeholder ed al contempo individuare potenziali strategie di ristrutturazione anche in continuità indiretta. Dopo l’annuncio della dichiarazione di liquidazione le azioni di Evergrande sulla Borsa di Hong Kong sono scese del 20% prima che le negoziazioni venissero sospese. Con provvedimento in data 8 agosto 2025 la società è stata cancellata dalle contrattazioni con effetto dal 22 agosto.
La maggior parte degli assets di Evergrande si trova nella Cina continentale e prima della apertura della procedura la Corte Suprema cinese ed il Dipartimento di Giustizia di Hong Kong hanno firmato un accordo per il riconoscimento delle sentenze civili e commerciali sulla stregua del Protocollo di Intesa del 2021 sul reciproco riconoscimento dei procedimenti di liquidazione e relativi provvedimenti.
La procedura aperta ad Hong Kong riguarda soltanto China Evergrande Group, società incorporata nelle Isole Cayman, ma di fatto operante in Hong Kong.
Può essere utile riportare la “fotografia” dell’organizzazione dell’intero gruppo come descritta nella sentenza che ha disposto la liquidazione di China Evergrande Group della giudice Chan, prima ricordata:
“La società [cioè China Evergrande Group] è stata costituita il 26 giugno 2006 nelle Isole Cayman. Dal 19 dicembre 2006 è registrata come società estera e come società non di Hong Kong. Al 30 settembre 2023, la società aveva un capitale sociale emesso pari a 132.043.009 USD suddiviso in 13.204.300.900 azioni ordinarie. Le azioni della società sono quotate sul Main Board della Borsa di Hong Kong ("SEHK") (codice azionario 3333). Le negoziazioni delle azioni sono state sospese il 28 settembre 2023 e riprese il 3 ottobre 2023.
La sede principale della società si trova al 23° piano del China Evergrande Centre, Wanchai, Hong Kong.
La società è una holding di investimento ed è la holding finale di un gruppo di società conosciuto come Evergrande Real Estate Group (“Gruppo”), fondato da Hui Ka Yan (“Mr Hui”) nel 1996 con sede centrale a Guangzhou.
La società rappresenta una delle principali piattaforme di finanziamento offshore per il Gruppo, raccogliendo capitali al di fuori della Cina continentale a sostegno delle attività delle sue controllate sotto forma di investimenti di capitale e prestiti ai soci.
Il Gruppo opera nel settore dello sviluppo immobiliare con oltre il 90% degli asset situati nella Cina continentale. La maggior parte delle attività operative del Gruppo viene svolta tramite le controllate onshore indirette della società (cioè società costituite nella Cina continentale). Inoltre, la società possiede controllate dirette e indirette costituite a Hong Kong, nelle Isole Cayman, nelle Isole Vergini Britanniche e alle Bermuda.
Le principali società controllate del Gruppo sono:
(1) Evergrande Property Services Group Ltd (“Evergrande PSG”), società costituita nelle Isole Cayman le cui azioni sono quotate alla SEHK (codice 6666). Gestisce un portafoglio di immobili residenziali e commerciali nella Cina continentale e a Hong Kong e fornisce servizi di gestione immobiliare ai proprietari. Al 30 giugno 2022, China Evergrande Group possedeva, direttamente e indirettamente, oltre il 50% delle azioni di Evergrande PSG, non oggetto di vincoli.
(2) China Evergrande New Energy Vehicle Group Ltd (“Evergrande NEV”), società costituita a Hong Kong le cui azioni sono quotate alla SEHK (codice 0708). Ha due principali settori di attività, veicoli a nuova energia e gestione della salute. Al 30 giugno 2022, China Evergrande Group deteneva, direttamente e indirettamente, oltre il 50% delle azioni, non oggetto di vincoli.
(3) Tianji Holding Ltd (“Tianji”), società costituita a Hong Kong con oltre 200 controllate costituite nelle Isole Vergini Britanniche, a Hong Kong e nella Cina continentale. È una holding di investimento e garante delle “SJ Notes”.
(4) Hengda Real Estate Group Co, Ltd (“Hengda”), società costituita nella Cina continentale. È una delle principali controllate onshore di China Evergrande Group (che ne detiene indirettamente il 60% del capitale) e possiede un numero consistente di controllate operative, società di progetto e asset nella Cina continentale. È l’unica azionista di Tianji, il soggetto garante delle SJ Notes e l’emittente delle “Hengda Bonds”. Hengda è la principale entità onshore del Gruppo; al 30 giugno 2021, il suo totale attivo e il suo patrimonio netto erano rispettivamente pari a 1.905,6 miliardi di RMB e 338,3 miliardi di RMB.
Oltre alla partecipazione in Evergrande PSG e Evergrande NEV, i principali asset offshore del Gruppo includono:
(1) Immobili a Hong Kong detenuti tramite varie controllate offshore e/o onshore della società, tra cui il China Evergrande Centre a Wan Chai e il progetto Wo Sang Wai a Yuen Long. La direzione stima il valore di questi asset in 15,5 miliardi di HK$, tutti vincolati.
(2) Un prestito non garantito e senza interessi di 2,07 miliardi di HK$ concesso a China Ruyi Holdings Ltd (tramite una controllata interamente posseduta dalla società, Solution Key Holding Ltd), con scadenza al 30 luglio 2026.
(3) Partecipazioni in Greater Bay Area Homeland Investment Ltd e posizioni di investimento nel Greater Bay Area Homeland Development Fund LP, per un valore contabile complessivo di 1,55 miliardi di HK$ al 30 giugno 2022.
Tutte le principali controllate e i principali asset sopra descritti sono detenuti indirettamente dalla società.”
Per quanto concerne le società del gruppo Evergrande con sede nella Repubblica Popolare Cinese va detto che diversi rami operativi e controllate di Evergrande nella Repubblica Popolare Cinese sono stati oggetto di domande di liquidazione e, in alcuni casi, di ordini di liquidazione emessi da tribunali locali. Alcune società hanno visto la nomina di liquidatori provvisori o permanenti, incaricati di gestire gli asset e trattare con i creditori. L’ordine di liquidazione del gruppo principale è stato emesso a Hong Kong. Per sequestrare o gestire beni delle controllate in territorio cinese, i liquidatori nominati a Hong Kong devono ottenere riconoscimento e autorizzazione dai tribunali della Repubblica Popolare Cinese.
3.2 Con una decisione del 17 aprile 2025[12] la High Court di Hong Kong ha chiarito quali creditori possono essere nominati nel comitato di ispezione in una procedura di liquidazione, stabilendo che le persone che detengono solo un interesse economico (e non un diritto legale) in una nota o obbligazione non sono idonee.
Con questo provvedimento la giudice Linda Chan ha ordinato ai liquidatori del colosso immobiliare cinese Evergrande di avviare la formazione di un comitato di ispezione (COI) composto da tre a sette creditori, incaricati di supervisionare la liquidazione della società.
Il comitato di Ispezione (COI) nelle liquidazioni volontarie e obbligatorie a Hong Kong ha funzioni simili, ma non identiche al comitato dei creditori nella liquidazione giudiziale in Italia. È nominato dai creditori per assistere il liquidatore nel suo lavoro. I membri del COI devono agire nell'interesse di tutti i creditori, non rappresentando se stessi o una classe specifica. Devono mantenere la riservatezza delle informazioni ricevute e non possono acquistare beni della società o fornire servizi al liquidatore senza l'approvazione del tribunale. Non sono obbligati a partecipare alle riunioni, ma l'assenza a cinque riunioni consecutive può comportare la rimozione automatica. I membri non ricevono compensi, ma possono ottenere il rimborso delle spese. Possono dimettersi scrivendo al liquidatore.
Le funzioni del COI sono di consulenza ed avviso ai liquidatori perché in molti casi possono conoscere meglio dei liquidatori le vicende dell’impresa in liquidazione. Inoltre, nelle scelte rilevanti nel corso della procedura i liquidatori chiedono normalmente il parere del COI, che può partecipare alle udienze davanti al giudice. Per intraprendere azioni giudiziali, proseguire l’attività d’impresa, nominare un avvocato per l’esercizio di un’azione giudiziale, pagare integralmente una classe di creditori, stipulare una transazione, i liquidatori debbono chiedere il parere del COI.
Secondo il provvedimento, i liquidatori – Eddie Middleton e Tiffany Wong, managing directors di Alvarez & Marsal a Hong Kong – avrebbero dovuto identificare i creditori idonei e interessati a far parte del COI. Successivamente, invece di convocare i creditori per la nomina del COI, essi avrebbero dovuto torneranno in tribunale per "ulteriori direttive riguardo alla formazione e, se del caso, alla composizione del COI".
Queste direttive sono state emanate dopo che il legale dei liquidatori, Robin Darton, partner di Tanner de Witt a Hong Kong, ha informato la corte che, a causa della sensibilità delle questioni affrontate nella liquidazione e delle "rilevanti tensioni tra certi gruppi di creditori" nelle precedenti procedure, i liquidatori avrebbero potuto ritenere "che non fosse possibile formare un COI funzionante", oppure proporre un COI composto da diverse proporzioni di creditori e contributori.
La Corte ha ritenuto che non potessero far parte del COI i cosiddetti "ultimate holders" – cioè "coloro che detengono un interesse economico in obbligazioni, note o strumenti simili" per cui Evergrande è ritenuta responsabile, quando tali strumenti sono in forma globale e/o detenuti tramite un fiduciario, un depositario comune o una struttura simile –, in quanto non soddisfano la definizione di creditori secondo la legge di Hong Kong.
La motivazione della decisione è piuttosto complessa e si fonda sull’esegesi della disciplina in materia, ritenendo che nella procedura di liquidazione le conclusioni siano diverse da quelle che erano state raggiunte, in altri casi, negli scheme of arrangement. Sulla decisione ha influito anche il fatto che gli ultimate holders non erano in grado di ottenere l’emissione dell’obbligazione definitiva portante il loro credito per una serie di circostanze che sarebbe qui troppo complesso ripercorrere.
Questa decisione è arrivata dopo che Burlington Loan Management, con sede in Irlanda, aveva richiesto di essere incluso nel COI, sostenendo che gli ultimate holders rientrano nella definizione di "creditori" secondo la legge locale.
La giudice Chan ha inoltre stabilito che in questo caso gli azionisti devono essere esclusi dal COI, poiché Evergrande è talmente "gravemente insolvente" da non offrire alcuna possibilità realistica di distribuzione agli azionisti. "Non vi è motivo per cui gli azionisti (o parte di essi), che non hanno un reale interesse nella liquidazione, debbano essere ammessi a supervisionare e assistere i liquidatori nello svolgimento delle loro funzioni", ha scritto.
La giudice ha aggiunto che le informazioni pubbliche indicano che la maggioranza delle azioni Evergrande è detenuta dall’ex presidente Hui Ka Yan[13], coinvolto in indagini che suggeriscono "gravi illeciti" da parte sua e di chi lo circonda. I liquidatori hanno chiesto al tribunale che tali soggetti non siano ammessi nel COI. La pronuncia segue la prima istanza dei liquidatori per la costituzione del COI presentata a ottobre, con udienza inizialmente fissata a novembre e poi rinviata. Il 14 agosto 2025 è stata dato avviso che l’udienza per la nomina dei membri del COI e per la pronuncia sulla richiesta di non nominare l’organo in questione è stata rinviata all’udienza del 16 settembre 2025 (Directions Hearing).
All’udienza del 16 settembre 2025 la High Court, in persona della giudice Linda Chan, ha impartito le direttive operative per la formazione del COI e, in attuazione di tali direttive, i liquidatori hanno successivamente pubblicato, nell’ultimo announcement disponibile sul sito ufficiale della procedura, un “Notice of Formation of Committee of Inspection”, datato 7 novembre 2025, con indicazione della costituzione del COI e dei suoi componenti, individuati in China Citic Bank Corporation Limited, Changsha Branch, Shengjian (BVI) Limited (In Liquidation) e Shi Jingxia. Nel medesimo avviso i liquidatori hanno altresì precisato che, pur avendo ottenuto facoltà di chiedere entro 28 giorni l’aggiunta di ulteriori membri in rappresentanza degli ultimate holders, non hanno ritenuto di presentare tale domanda[14]. La liquidazione ha nel frattempo registrato ulteriori sviluppi. Nell’aprile 2026 i liquidatori risultavano entrati in trattative esclusive per la cessione della partecipazione di controllo detenuta in Evergrande Property Services[15]. Il successivo comunicato della società del 19 maggio 2026 ha tuttavia precisato che il periodo di esclusiva relativo alla potenziale operazione è scaduto il 15 maggio 2026 e non è stato prorogato[16]. Le trattative restano in corso, ma alla data del comunicato non era stato concluso alcun accordo formale o giuridicamente vincolante e i potenziali venditori continuavano a detenere complessivamente il 51,016% delle azioni. Inoltre, nel maggio 2026 è emerso un ulteriore sviluppo contenzioso: secondo quanto riferito da Reuters, i liquidatori hanno chiesto in giudizio circa RMB 57 miliardi, pari a circa US$8,4 miliardi, nei confronti di PwC per asserite negligenze nell’attività di revisione, la decisione del giudice di Hong Kong sulla responsabilità è attesa nei mesi successivi[17].
[1] In Re Golden Wheel Tiandi Holdings Company Ltd [2025] HKCFI 3268, High Court of Hong Kong, HCMP2713/2024, Linda Chan J, reperibile all’indirizzo: legalref.judiciary.hk/lrs/common/ju/ju_body.jsp?DIS=170821&AH=&QS=&FN=&currpage=T
[2] V. Golden Wheel Tiandi Holdings Co. Ltd., Inside Information – Delay in Dispatch of Circular in Relation to Very Substantial Disposal and Connected Transaction, 24 dicembre 2025, disponibile su HKEX News all’indirizzo: https://www.hkexnews.hk/listedco/listconews/sehk/2025/1224/2025122400419.pdf
[3] V. Golden Wheel Tiandi Holdings Co. Ltd., Annual Results Announcement for the year ended 31 December 2025, 30 marzo 2026, p. 15, disponibile su HKEX News all’indirizzo: https://www1.hkexnews.hk/listedco/listconews/sehk/2026/0330/2026033001946.pdf
[4] Ibid
[5] Re Rare Earth Magnesium Technology Group Holdings Ltd ([2022] 3 HKLRD 252);https://vlex.hk/vid/re-rare-earth-magnesium-916326793. Sulla vicenda si veda più articolatamente M.A. Tanico, Evergrande e dintorni: china e crossborder insolvency, in Fondazione Nazionale Dottori Commercialisti, Osservatorio Internazionale Crisi d’Impresa, 2023, 9, 77. https://commercialisti.it/wp-content/uploads/2024/04/2023_09_27-Osservatorio-internazionale-crisi-n.-9-1.pdf
[6] [2023] HKCFI 1350.
[7] Stanford International Bank Ltd (in liquidazione) v HSBC Bank Plc [2022] UKSC 34. La CFA ha citato numerosa giurisprudenza di common law conforme: in Inghilterra (The South African Territories Ltd v Wallington [1897] 1 QB 692 a 695 (Lopes LJ, citando Chitty J nel caso Western Wagon ( infra) e 696-697 (Chitty LJ); Western Wagon and Property Co v West [1892] 1 Ch 271 a 277 (Chitty J in primo grado); Bahamas (Inagua) Sisal Plantation Ltd v Griffin (1897) 14 TLR 139 a 140 (Bigham J); in Australia (si veda l’analisi approfondita della Corte Suprema dell’Australia Occidentale in Striker Resources NL v Australian Goldfields NL (in liq) [2006] WASC 153 ai paragrafi [230]-[239] (Heenan J) citato in Bovaird v Frost [2009] NSWSC 337; 3 ASTLR 155 a 173-174 [80] (Brereton J); in Nuova Zelanda (Milburn et al v Surfdale Estates Ltd (1926) 1 NZLJ 364 (Reed J, citando Chitty LJ in South African Territories)); a New York (Avalon Construction Corporation v Kirch Holding Co Inc 256 NY 137; 175 NE 651 (1931) a 652-653 [1]-[3] (Kellogg J, con l’accordo del presidente Cardozo, Pound, Crane, Lehman e O’Brien JJ nella Corte d’Appello)); in Canada (Cosgrave v Bank of Hamilton (1907) 10 OWR 956 a 958-959 (Mabee J); Harris v Whyte [1922] OJ No 255 ai paragrafi [10]-[11] (Hodgins JA)); e a Singapore (United Overseas Bank Ltd v Mohamed Arif [1994] SGHC 47, [1994] 1 SLR (R) 530 a 543-544 [40] (Judith Prakash JC).
[8] In materia di China Evergrande Group (HCCW 220/2022 [2025] HKCFI 1638; legalref.judiciary.hk/lrs/common/ju/ju_body.jsp?DIS=168074&AH=&QS=&FN=&currpage=T
[9] Per un inquadramento generale della crisi Evergrande nel contesto del mercato immobiliare cinese, v. International Insolvency Institute, Global Perspectives Podcast, Case Study Chinese Property Market (Evergrande), 29 aprile 2026, con Alex Huang, Global Academic Fellow presso la Faculty of Law della University of Hong Kong, introdotto da Gemma Bellfield e moderato da Eugenio Vaccari. L’episodio esamina, tra l’altro, la bolla del mercato immobiliare cinese, il ruolo delle vendite di immobili non ancora costruiti, la liquidazione della parent company e delle controllate offshore, l’esclusione del ramo property management dalle procedure di insolvenza, l’assenza di consolidamento delle procedure nella Cina continentale e la centralità, per autorità centrali e locali, del completamento delle abitazioni già vendute. Il podcast è stato registrato all’inizio di febbraio 2026, con informazioni aggiornate a tale data; https://creators.spotify.com/pod/profile/international-insolvency-institute/episodes/Case-Study-Chinese-Property-Market-Evergrande-e3f81ff
[10] Sull’argomento si veda M.A.Tanico, Questioni sulle procedure concorsuali in Cina, in Crisi d’impresa e procedure concorsuali a cura di O.Cagnasso e L.Panzani, Milano, 2025.
[11] Si veda il provvedimento in
https://evergrandeliquidation.com/wp-content/uploads/2024/09/Winding-Up-Order.pdf
[12] V. supra note 9
[13] D’altro canto, sul piano personale del fondatore e delle ricadute regolamentari del caso, Reuters ha riferito che Hui Ka Yan ha reso dichiarazioni di colpevolezza in un procedimento penale svoltosi a Shenzhen nell’aprile 2026 e che, separatamente, PwC Hong Kong ha accettato di destinare HK$1 miliardo a favore degli azionisti di minoranza indipendenti di China Evergrande nell’ambito di una definizione con la Securities and Futures Commission, a cui si aggiungono la sanzione di HK$300 milioni e la sospensione per sei mesi dell’attività professionale irrogate dall’Accounting and Financial Reporting Council; si tratta, tuttavia, di sviluppi distinti dalla liquidazione hongkonghese e non idonei, di per sé, a modificare immediatamente le prospettive di soddisfacimento dei creditori.
Reuters, China Evergrande founder pleads guilty to fraud in Shenzhen court, Xinhua reports, 14 aprile 2026; https://www.reuters.com/sustainability/boards-policy-regulation/china-evergrande-founder-pleads-guilty-fraud-shenzhen-court-xinhua-reports-2026-04-14/
Reuters, PwC Hong Kong to pay Evergrande shareholders HK$1 billion in compensation, SFC says, 23 aprile 2026; https://www.reuters.com/world/pwc-hong-kong-pay-evergrande-shareholders-hk1-billion-compensation-sfc-says-2026-04-23/
[14] China Evergrande Group (In Liquidation), sezione “Announcements” del sito ufficiale della procedura; https://evergrandeliquidation.com/#announcements
[15] Reuters, Evergrande liquidators select bidder to sell majority stake in property services arm, 14 aprile 2026; https://www.reuters.com/world/asia-pacific/evergrande-liquidators-select-bidder-sell-majority-stake-property-services-arm-2026-04-14/
[16] Evergrande Property Services Group Limited, Monthly Progress Update Pursuant to Rule 3.7 of the Takeovers Code, 19 maggio 2026, disponibile su HKEX News; https://www.hkexnews.hk/listedco/listconews/sehk/2026/0519/2026051901139.pdf
[17] Reuters, Evergrande liquidators seek $8.4 billion from PwC, accusing it of negligent audits, 18 maggio 2026;https://www.reuters.com/legal/government/evergrande-liquidators-seek-84-billion-pwc-accusing-it-negligent-audits-2026-05-18/