argomento: Novita' giurisprudenziali - Stati Uniti
Keywords: Chapter 11 - alter ego claim
Luciano Panzani
Un alter ego claim, è un’azione di abuso della personalità giuridica, diretta a dichiarare gli azionisti e la società controllante responsabili per i debiti della società in procedura.
La controversia decisa dalla Corte di Appello di New York riguarda l’azione promossa dal trustee di una procedura di Chapter 11 diretta ad accertare attraverso l’azione di alter ego claim, l’abuso della personalità giuridica da parte del debitore nel sottrarre all’attivo uno yacht denominato Lady May, del valore di decine di milioni di dollari, registrato nelle Isole Cayman [1].
Prima che il debitore depositasse la petition diretta all’apertura della procedura di Chapter 11 (si tratta di procedura diretta alla ristrutturazione, ma che è regolata per quanto concerne i poteri del debitore e l’assoggettamento dei beni al controllo del trustee, cioè del curatore, nell’interesse dei creditori, dalle stesse norme che si applicano anche nel caso di liquidation) un debitore aveva cercato di eseguire una sentenza di condanna del debitore, pronunciata da un giudice statale (le procedure concorsuali sono di competenza del giudice federale, il recupero dei crediti invece è regolato dal diritto dei singoli Stati americani) per un credito di 116 milioni di dollari, pignorando la Lady May. L’imbarcazione era però salpata verso le Bahamas, ignorando un ordine del giudice che le imponeva di rimanere dov’era. Ne era seguita l’apertura di un procedimento per contempt of Court.
La Lady May era intestata alla Daughter’s Entity, una società a responsabilità limitata il cui unico socio era la figlia del debitore. La Daughter’s Entity non aveva indicato un centro di attività, non presentava amministratori, dirigenti o dipendenti, non era titolare di un conto bancario, non risultava aver incassato ricavi con i quali far fronte ai costi di manutenzione della Lady May. Ancora la società non aveva documentazione di alcun tipo diversa da quella relativa all’imbarcazione. Non aveva alcun scopo commerciale diverso dal possesso della Lady May e di un’altra imbarcazione più piccola del valore di un milione di dollari, indicata anche come imbarcazione di servizio della Lady May.
Nel procedimento per contempt, la figlia del Debtor sostiene che la Lady May appartiene alla sua Entity. Il tribunale statale non concorda, spiegando che (i) la testimonianza della figlia è “internamente incoerente e reticente” e (ii) le prove dimostrano che il debitore controlla lo yacht, ha fornito i fondi per acquistarlo e ne gode l’uso. Pertanto, il tribunale dichiara il debitore responsabile di contempt, sottolineando che egli ha tentato di ingannare i creditori collocando consistenti beni personali presso una serie di società, persone di fiducia e familiari. Ha posto in essere altre, ampie manovre elusive e sprezzanti dell’autorità del tribunale, assimilabili a un gioco di scatole societarie.
Subito dopo il debitore chiede l’apertura di una procedura personale di bankruptcy ai sensi del Chapter 11, dichiarando di possedere pochi elettrodomestici, un telefono cellulare, abiti, alcune migliaia di dollari in assegni per rimborsi fiscali e aiuti COVID, e un Pomerania, ma non la Lady May.
La Daughter’s Entity promuove un procedimento nell’ambito della procedura di Chapter 11 sostenendo di essere la vera proprietaria della Lady May e promettendo di riportare l’imbarcazione nelle acque navigabili del Connecticut, nell’ambito della giurisdizione della Bankruptcy Court del Connecticut. Deposita inoltre 37 milioni di dollari in escrow a titolo di garanzia, ottenendo tale somma da un’entità con sede nelle Isole Vergini Britanniche, che successive controversie rivelano essere controllata dal debitore. Il Trustee propone domande riconvenzionali, sostenendo che: (i) gli accertamenti compiuti nel procedimento per contempt impediscono alla Daughter’s Entity di sostenere che essa, e non il debitore, possieda la Lady May; e (ii) la Daughter’s Entity è l’alter ego del Debtor, cosicché tutti i beni della Daughter’s Entity, ossia la Lady May, la Lady May II e i 37 milioni di dollari in escrow, appartengono alla massa fallimentare del Debtor.
La Bankruptcy Court accoglie la domanda del Trustee con giudizio sommario sulle domande fondate sull’istituto dell’estoppel e sull’alter ego claim. Si è già detto che cosa sia l’alter ego claim. Quanto all’estoppel è un istituto di common law che impedisce a una persona di cambiare opinione o smentire un fatto precedentemente affermato, quando questo comportamento contraddittorio danneggia un'altra persona che aveva confidato in buona fede su quella dichiarazione o condotta.
La Daughter’s Entity propone appello dinanzi alla District court, che conferma. L’impugnazione prosegue dinanzi al Second Circuit, che conferma anch’esso.
La Corte di Appello respinge l’argomento dell’appellante secondo cui il Chapter 11 Trustee non avrebbe legittimazione a far valere la domanda di alter ego claim.
Va premesso che il trustee può esercitare i diritti che fanno capo al debitore, secondo un meccanismo analogo al diritto concorsuale italiano, ma può anche in talune ipotesi esercitare i diritti che spettano ai creditori. Nel primo caso s’invoca la sez. 541 del Bankruptcy Code, nel secondo la sezione 544. Si tratta della cosiddetta clausola “strong-arm”, che consente al trustee di agire come creditore ipotecario o pignoratizio ipotetico alla data di deposito della domanda di apertura della procedura concorsuale.
Il trustee è legittimato a proporre un alter ego claim quando fa valere un interesse di carattere generale, quando cioè non si lamenta un pregiudizio specifico nei confronti di un determinato creditore, ma risulta danneggiato l’intero ceto creditorio. La domanda in questo caso potrebbe essere proposta da qualunque creditore e, per questa ragione, la legge americana riconosce la legittimazione del trustee. Questo approccio alle domande “generali” consente al bankruptcy trustee di esercitare il potere “strong arm” e recuperare beni a beneficio di tutti i creditori del debitore.
Nel caso in esame secondo la Corte I, le domande di alter ego sono generali. Esse sono dirette ad incrementare la massa attiva che potrebbe essere utilizzata per soddisfare tutte le passività del debitore. E’ anche per questa ragione che la Corte ha ritenuto che l’azione proposta sia a carattere generale perché accresce la massa fallimentare a beneficio di tutti i creditori. Non è domanda che solo determinati sottogruppi di creditori potrebbero proporre.
Il Secondo Circuito ha pertanto affermato che:
- un bankruptcy trustee ha la legittimazione a proporre un alter ego claim, quando tale azione avrebbe potuto essere proposta da qualunque creditore del debitore alla data di presentazione della domanda di apertura della procedura;
- l’azione promossa nel caso Kwok aveva appunto queste caratteristiche.
- la Corte ha pertanto ritenuto che il trustee sia legittimato ad apprendere i beni della Daughter’s Entity a vantaggio della massa attiva della procedura a beneficio dei creditori del debitore.
[1] U.S. Court of Appeals for the Second Circuit, In re Kwok, No. 24-2504, 172 F.4th 145 (2d Cir. 2026), deciso il 6 aprile 2026. Testo integrale della decisione sul sito ufficiale della Corte: 24-2504_opn.pdf