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Forme giuridiche di collaborazione tra Università e imprese nel campo della ricerca e della formazione...

Riccardo Russo

L’articolo esamina alcune forme giuridiche di collaborazione tra Università e imprese nel campo della ricerca e della formazione. Un’analisi empirica evidenzia che la fondazione universitaria e la società consortile sono gli archetipi utilizzati con maggiore frequenza. L’Autore, con riferimento a ciascuno dei modelli oggetto di studio, ha isolato gli aspetti caratterizzanti e i meccanismi di funzionamento, soffermando l’attenzione, in particolare, sul grado di coinvolgimento delle imprese.

PAROLE CHIAVE: universitÓ - impresa - partenariato

Legal forms of collaboration between Universities and enterprises in the research and education field...

The paper examines some legal forms of collaboration between Universities and enterprises in the research and education field. An empirical analysis shows that university foundation and consortium company are the most widely models used. The Author analyzes characterizing aspects and working mechanisms of each of the examined models and focuses attention, in particular, on the degree of enterprises involvement.

KEYWORDSUniversity – enterprise – partnership.

1. Premessa

Il tema delle forme giuridiche di collaborazione tra Università e imprese si inserisce nella cornice, più ampia, del rapporto tra pubblico e privato. Lo scopo della presente indagine è quello di tracciare uno schema generale all’inter­no del quale incasellare due profili più circoscritti: i) i disallineamenti dai «tipi» [1] civilistici nella disciplina degli enti misti, costituiti cioè da Atenei e imprenditori; ii) l’influenza esercitata dalle tecniche adottate dal legislatore sulle scelte organizzative delle Università e delle imprese.

Anticipando uno degli esiti della ricerca, si deve dire che le soluzioni adottate spiccano per una certa varietà: l’opzione per un determinato paradigma è frequentemente condizionata da necessità contingenti con la conseguenza che le linee direttrici seguite dalle parti appaiono, non di rado, offuscate.

Sembra opportuno ricordare che l’esigenza di realizzare una stretta cooperazione tra partner pubblici e privati è avvertita nella legislazione dell’Unione europea e degli Stati membri [2]; gli Atenei europei sono stati sollecitati, infatti, ad offrire percorsi didattici coerenti con le richieste degli operatori del mercato: «l’istruzione deve essere avvicinata alla vita reale attraverso modelli di apprendimento ancorati nella pratica ed esperienze di imprenditori attivi nell’e­conomia reale» [3].

Ed è proprio sotto tale angolazione visuale che l’intersezione tra Atenei e imprese acquista una rilevanza cruciale: il partenariato è, da un lato, un laboratorio per la progettazione di cicli d’istruzione [4] e un mezzo efficace per trasferire le conoscenze [5]; dall’altro, esso agevola la diffusione dei risultati, nella misura in cui consente l’uso condiviso di brevetti e licenze, nonché l’esercizio congiunto dei diritti di proprietà intellettuale [6]. Va ricordato, del resto, che la previsione di momenti, più o meno articolati, di collegamento tra l’ambito accademico e quello imprenditoriale reca utilità reciproche: offre alle Università un canale addizionale da cui drenare finanziamenti [7], permettendo alle imprese, in parallelo, di concorrere alla definizione dei programmi formativi e di incrementare la propria visibilità anche attraverso la conclusione di contratti di sponsorizzazione [8].

Appare quindi coerente con le indicazioni europee la rivisitazione di alcuni aspetti dei corsi di studio postuniversitari. Il riferimento è al «dottorato industriale» [9], introdotto dall’art. 11, d.m. 8 febbraio 2013, n. 45, noto anche al di là dei confini nazionali [10]; esso si ramifica in tre distinte tipologie: il «dottorato in convenzione con l’impresa» (i), rivolto a coloro che siano in possesso di laurea magistrale o abbiano conseguito il titolo nella vigenza del c.d. vecchio ordinamento ed è finanziato dall’impresa, la quale si esprime sul tema del progetto formativo e designa propri rappresentanti in seno al Collegio dei Docenti, il «dottorato industriale executive» (ii) e il «dottorato industriale in alto apprendistato» (iii), ai quali accedono, invece, laureati occupati alle dipendenze dell’impresa che abbia versato un contributo diretto al funzionamento del corso. Per tutta la durata dei cicli – è in ciò che risiede la peculiarità di tali percorsi – i dottorandi mantengono il proprio inquadramento lavorativo presso l’impresa [11].

Merita di essere aggiunto che il «dottorato industriale» è tornato, all’inizio del 2019, all’attenzione del Ministero dell’Istruzione, della Ricerca e dell’Uni­versità; le Linee guida per l’accreditamento delle sedi e dei corsi di dottorato, pubblicate il 1° febbraio 2019, precisano, infatti, che l’impresa può farsi promotrice, unitamente all’Ateneo, dell’attivazione dei corsi a condizione che essa abbia partecipato con esito positivo a progetti di ambito nazionale o internazionale oppure disponga, al suo interno, di sezioni aziendali dedicate ..


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