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La tormentata vicenda della commissione di massimo scoperto: osservazioni

Giuseppe Di Chio

L’articolo prende in esame la commissione di massimo scoperto, ripercorrendo la giurisprudenza che ha qualificato le varie fattispecie e offrendo un’interpretazione dell’evoluzione normativa verificatasi.

PAROLE CHIAVE: commissione di massimo scoperto - interessi

The debated issue of the maximum overdraft fee: observations

The paper examines the maximum overdraft fee, referring to jurisprudential cases and qualifications. It also offers an interpretation of the occurred legislative evolution.

KEYWORDSmaximum overdraft fee – interests

1. – Da tempo giurisprudenza e dottrina si occupano della commissione di massimo scoperto e la più attenta giurisprudenza e la migliore dottrina non hanno mai mancato di precisare che, nella realtà dei contratti di affidamento, siano essi espressamente convenuti in contratti di apertura di credito perfezionati ai sensi dell’art. 117 TUB o risultanti dai comportamenti di fatto tenuti da banche accreditanti e correntisti accreditati (sconfinamenti e fidi di fatto), la locuzione “commissione di massimo scoperto” non aveva un significato univoco e poteva pertanto essere riferita a fattispecie negoziali con diversa natura e qualificazione.

Tra le altre, rammento Cass., 6 agosto 2002, n. 11772, che, in contrasto con altre pronunce di legittimità (da ultimo, Cass., 15 gennaio 2013, n. 798, che pare quasi ritenere interessi e commissione di massimo scoperto espressioni analoghe), si è preoccupata di rilevare una prima fattispecie di commissione di massimo scoperto, intesa quale accessorio che si aggiunge agli interessi passivi, specie se contabilizzata e capitalizzata trimestralmente con riferimento all’esposizione massima raggiunta e quindi sulle somme effettivamente utilizzate dall’affidato.

Ed ha quindi individuato una seconda fattispecie di commissione di massimo scoperto cui è attribuita una funzione remunerativa dell’obbligo della banca di tenere a disposizione dell’accreditato una determinata somma per un periodo di tempo convenuto tra le parti o a tempo indeterminato quale che sia l’utilizzo del fido concesso, non assumendo in tal caso alcuna connotazione di interesse con la conseguenza di non potere essere computata ai fini della rilevazione del superamento del tasso soglia e di essere conteggiata solo alla chiusura definitiva del conto affidato.

Ricordo, per altro, che la commissione di massimo scoperto era stata introdotta nel primo dopoguerra ed aveva la sola funzione di compensare la banca per l’onere di dovere sempre essere pronta a fronteggiare l’utilizzo del fido concordato sicché, per la parte di fido concesso ed effettivamente utilizzato, l’affidato corrispondeva interessi mentre per la parte non utilizzata la messa a disposizione era remunerata con l’addebito della commissione di massimo scoperto.

Successivamente la commissione di massimo scoperto, seppure con diverse e molteplici definizioni (ed applicazioni), è diventata un onere aggiuntivo di tipo percentuale applicato sul massimo scoperto del trimestre, quasi sempre indipendentemente dalla sua durata.

A volte poi il calcolo della commissione di massimo scoperto era effettuato sul massimo saldo dare giornaliero del trimestre oltre il fido concesso, a volte sia sull’importo affidato e sia sul massimo dare extra fido, a volte solo sull’im­porto intra fido, a volte ancora era applicata solo se lo scoperto rientrava in un’interrotta situazione debitoria di durata superiore ad un periodo di tempo variamente determinato.

  1. Sono note le questioni dibattute in giurisprudenza prima dell’entrata in vigore nel dicembre 2011 (art. 6.bis,d.l. 6 dicembre 2011, n. 2011, convertito con modificazioni nella legge 22 dicembre 2011, n. 214) dell’art. 117-bis TUB.

Mi limito solo a ricordare le questioni connesse alla nullità della commissione di massimo scoperto per indeterminatezza dell’oggetto o per mancanza di valida clausola negoziale (un’attenta ricostruzione delle vicende è svolta dalla sentenza del 27 maggio 2010 del Tribunale di Torino, estensore Panzani in Guida al diritto, 2010, 27, 18).

  1. Il Legislatore ha tentato più volte di porre rimedio alla complessa ed articolata vicenda della commissione di massimo scoperto, ma con risultati che, per la verità, hanno complicato vieppiù la corretta applicazione della fattispecie.
  2. L’art. 2-bisd.l. 29 novembre 2008, n. 185 (convertito con modificazioni nella legge 28 gennaio 2009, n. 2), oggi non più in vigore, aveva finalmente introdotto una regolamentazione della commissione di massimo scopeto, tralasciando tuttavia un dato di assoluta rilevanza, ovvero la sua definizione.

La norma citata, infatti, non diceva cosa si sarebbe dovuto intendere per commissione di massimo scoperto, quale fosse la sua funzione, quando avrebbe dovuto trovare applicazione, limitandosi a precisare, i ..


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