cantone

home / Archivio / Fascicolo / Diritto di controllo dei soci ..


Diritto di controllo dei soci di s.r.l. e principio di buona fede

Lorenzo Mariconda. Dottorando di ricerca in Diritto delle persone, delle imprese e dei mercati presso l’Univer­sità degli Studi di Napoli Federico II.

Il presente contributo trae spunto dall’analisi di una pronuncia del Tribunale di Napoli in sede cautelare, in merito alle modalità di esercizio del diritto di controllo dei soci non amministratori di società a responsabilità limitata ex art. 2476, comma 2, c.c., nell’ipotesi in cui questi siano anche in posizione di concorrenza sul mercato. In particolare, si esamina la compatibilità fra l’esercizio del diritto di controllo e l’oc­cultamento di dati sensibili ritenuti non necessari né utili ai fini della verifica delle condotte dell’organo di gestione, in conformità al principio di buona fede.

PAROLE CHIAVE: societÓ a responsabilitÓ limitata - diritti di controllo dei soci - buona fede

The right of control by shareholders of limited liability company and the good faith

The paper examines the conclusions of a court order, made by the Court of Naples in precautionary measure, regarding to the application of the right of control by non-managing shareholders of a limited liability company (art. 2476, para. 2, civil code), when these are also in a position of competition in the market. Particularly, it is controversial if the right of control could be achieved by concealing sensitive data, judged not necessary or useful to verify the conducts of managing board, in compliance with the good faith principle.

1. Premessa

La vicenda da cui traggono spunto le presenti note attiene alla presentazione, da parte di due soci di una s.r.l. attiva nel settore agroalimentare, di un ricorso ex art. 700 c.p.c. dinnanzi al Tribunale di Napoli al fine di ottenere l’esi­bizione dei documenti fiscali e contabili.

In particolare, a fondamento della propria pretesa, i ricorrenti affermavano che le richieste, già formulate in sede di precedente conciliazione giudiziale, non potevano considerarsi soddisfatte, dal momento che il registro IVA risultava illeggibile, il libro giornale oscurato e vi era l’assenza di libro inventario e del paritario del magazzino.

A causa di questa condotta, i soci sostenevano di non poter esercitare il diritto di controllo previsto dall’art. 2476 c.c., anche nell’ottica di un voto consapevole nella successiva assemblea convocata per l’approvazione del bilancio.

Proprio per l’imminenza dell’assemblea, ed anche alla luce della perdita di esercizio verificatasi, veniva richiesto al giudice adito di ordinare al legale rappresentante della società resistente di consentire, anche mediante professionista di fiducia, la consultazione dei libri sociali e dei documenti relativi al­l’amministrazione, col diritto di estrarre copia dei documenti o riprodurli con altri mezzi a proprie spese.

La s.r.l., nella sua memoria difensiva, preliminarmente segnalava come i soci ricorrenti avessero intrapreso condotte pregiudizievoli rispetto alla società, avendo essi gradualmente assunto la veste di soci unici nonché amministratori di una società originariamente costituita per scopo di mero asservimento della prima, ma divenuta, nel corso del tempo, grazie ad una trasmigrazione di dipendenti e clienti, concorrente della stessa.

In punto di diritto, la società resistente, pur riconoscendo un diritto potestativo di controllo dell’andamento dell’ente in capo ai soci non amministratori, prospettava una situazione di abuso dello stesso, in quanto esercitato in violazione dei principi di buona fede e correttezza. Ciò atteso che le richieste formulate ex art. 700 c.p.c. sarebbero state prodromiche esclusivamente ad ottenere informazioni rilevanti in merito alle strategie aziendali, tali da poter incrementare la competitività della nuova attività imprenditoriale.

La difesa concludeva affermando di aver già adempiuto, per quanto di ragione, agli obblighi imposti dal Tribunale.

I fatti sommariamente delineati sollecitano una disamina, sul piano sia del diritto sostanziale sia di quello processuale, dell’art. 2476, comma 2 c.c., intesa a definire i contenuti ed i limiti del diritto di controllo dei soci non amministratori.

2. I presupposti processuali

Appare logicamente prioritario soffermarsi sulla sussistenza dei presupposti processuali a sostegno di un’azione cautelare atipica ex art. 700 c.p.c., volta a far valere in giudizio il diritto in esame.

L’ordinanza, in ossequio alla giurisprudenza maggioritaria [1], appare irremovibile sull’ammissibilità del ricorso d’urgenza nel caso di specie.

Lo strumento processuale di cui all’art. 700 c.p.c., infatti, costituisce un mezzo mediante cui il legislatore risponde all’esigenza di garanzia del pieno rispetto del diritto d’azione tutelato dall’art. 24 della nostra Carta costituzionale. Esso potrà essere attivato, come forma sommaria urgente e atipica, in tutti quei casi in cui l’ordinamento non appresti un rimedio tipico e, di conseguenza, la situazione giuridica dedotta in giudizio non sia altrimenti tutelabile per via cautelare.

Orbene, il diritto del socio di poter visionare, consultare ed estrarre copia [2] delle scritture contabili e dei documenti dell’amministrazione non pare realizzabile seguendo una strada diversa dalla cautela innominata.

Sarà necessario il vaglio dei due presupposti tipici in sede cautelare, vale a dire il fumus boni iuris ed il periculum in mora.

In relazione alla verosimiglianza della posizione giuridica fatta valere in giudizio, appare chiaro che essa sussista alla luce del dettato di cui all’art. 2476, comma 2, c.c., che attribuisce ai soci un vero e proprio diritto potestativo [3].

Più interessanti sono, invece, la lettura e le osservazioni fornite rispetto alla presenza del periculum.

Secondo alcuni interpreti, infatti, esso deve considerarsi in re ipsa, dal momento che il ritardo nella consegna dei documenti richiesti impedirebbe ..


» Leggi l'intero articolo.


  • Giappichelli Social