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I profili giuridici delle fusioni tra fondazioni di origine bancaria

Elena Fregonara e Giulia Garesio

Ripercorse le principali tappe dell’evoluzione normativa in tema di fondazioni di origine bancaria, nello studio ci si sofferma sulla disciplina ad esse applicabile in caso di fusione, esaminando, in particolare, la compatibilità delle disposizioni di cui agli artt. 2501 ss. c.c.

Nel contributo, oltre a fornire una prima risposta alle questioni interpretative che esse sollevano, sono illustrate le soluzioni concretamente adottate nelle prime operazioni di fusione realizzate tra fondazioni bancarie nel nostro Paese.

PAROLE CHIAVE: fondazioni di origine bancaria - normativa sulle fondazioni di origine bancaria - fusione - procedimento di fusione.

Starting from the main stages of banking foundation regulatory evolution, the study focuses on the applicable discipline in case of merger, analysing the compatibility of Italian Civil Code provisions.

The paper offers possible answers to the controversial questions arising from the analysis and illustrates the solutions adopted in the first banking foundation mergers carried out in Italy.

banking foundations – banking foundation discipline – merger – merger process.

PRIMA PARTE. IL QUADRO NORMATIVO

1. Individuazione del fenomeno

L’indagine impone un inquadramento del sistema delle fondazioni bancarie, soggetti non profit, privati e autonomi, che perseguono esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico, sorti nella prima metà degli anni Novanta in esito alla trasformazione delle Casse di Risparmio e di altre banche a controllo pubblico in società per azioni, avviata dalla c.d. Legge Amato, l. 30 luglio 1990, n. 218 che ha dato inizio alla fase c.d. della privatizzazione fredda e formale.

Ciascuna delle originarie aziende di credito di diritto pubblico venne, infatti, scissa in un «ente conferente» ed in una «banca conferitaria»: al primo soggetto vennero assegnati un compito istituzionale primario, la gestione del pacchetto di controllo della banca, ed uno secondario di promozione dello sviluppo economico, sociale e culturale della comunità di riferimento. Dalla ricostruzione degli eventi emerge, dunque, come le fondazioni bancarie non siano nate come tali, ma piuttosto come “enti conferenti” nella nuova società per azioni bancaria: solo con la riforma Ciampi del 1998 muterà la nomenclatura di questi enti.

Le fondazioni di origine bancaria in Italia al 31 dicembre 2018 risultano essere 88 – fra loro diverse per origine, dimensione e operatività territoriale – dispongono di ingenti patrimoni, che investono in attività diversificate, prudenti e fruttifere: dagli utili derivanti dalla buona gestione di questi investimenti traggono le risorse per sostenere attività d’interesse collettivo in settori determinati.

Il patrimonio totale delle 18 fondazioni di grandi dimensioni copre il 77,5% del patrimonio complessivo del sistema, mentre le 18 fondazioni di piccola dimensione pesano, nel complesso, per l’1%. Le 5 maggiori fondazioni (c.d. “big”, che coprono complessivamente il 47,5% del patrimonio) sono: Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Verona Vicenza Belluno e Ancona. A Torino hanno sede due delle maggiori fondazioni, rispettivamente seconda e terza per dimensione patrimoniale, dopo la Fondazione Cariplo: la Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT.

Segmentando le fondazioni in base all’area geografica di riferimento si osserva che 47 hanno sede nel Nord del Paese e hanno un patrimonio di quasi 30 miliardi di euro, pari al 74,3% del patrimonio complessivo: nel Nord-Ovest, in particolare, ove risiedono 5 delle 18 fondazioni di grandi dimensioni, il valore medio del patrimonio è circa due volte e mezzo la media generale (1.085 milioni di euro contro 451 milioni). Al Sud e nelle Isole invece, anche per ragioni storiche, le fondazioni sono solo 11 e il loro patrimonio medio si attesta intorno ai 180 milioni di euro, al di sotto della metà del dato generale[1].

2. Le principali tappe dell’evoluzione normativa in tema di fondazioni di origine bancaria

2.1. Le origini

La storia delle fondazioni affonda le proprie radici nei Monti di pietà e nelle antiche Casse di Risparmio [2]. I Monti di pietà nacquero nel Medioevo come istituzioni finanziarie senza scopo di lucro e in Italia si diffusero nella seconda metà del XV secolo su iniziativa di alcuni frati francescani con lo scopo di sostituirsi agli istituti di credito ebraici e di liberare la società italiana dalla pratica dell’usura attraverso lo svolgimento di funzioni di microcredito a condizioni favorevoli: l’erogazione avveniva in cambio di un pegno da parte dei clienti a garanzia del prestito. Nella seconda metà del XVI secolo i Monti affiancarono alla loro principale attività di prestito una attività bancaria in senso proprio e iniziarono un lento cammino di trasformazione in vere e proprie Casse di Risparmio.

Tale processo fu però interrotto dalle conquiste di Napoleone che si appropriò di tutti i loro beni; dopo l’Unità d’Italia, con la l. 3 agosto 1862, n. 753, i Monti di pietà vennero trasformati in Opere Pie, con una profonda modificazione in relazione alla loro natura giuridica ed operatività: divenne, infatti, per loro impossibile l’attività di credito che passò definitivamente alle Casse, che erano sorte in Italia agli inizi dell’Ottocento – in un contesto di proliferazione di nuovi istituti commerciali e creditizi – con l’intento di soddisfare esigenze politiche, sociali etiche e culturali più che economiche 


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