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Diritto, morale ed altri sistemi prescrittivi Parte III

Marco Casavecchia, Avvocato in Torino.

L'’Autore approfondisce il problema relativo al diritto, suddividendo la materia in cinque parti: a) Le disposizioni normative; b) L’interpretazione; c) Le norme; d) I rapporti tra il diritto e le altre discipline scientifiche e umanistiche; e) Conclusione.

PAROLE CHIAVE: sistemi prescrittivi - morale - etica - ordinamento giuridico - diritto e letteratura - diritto ed economia - sicurezza cibernetica

Law, moral and legal system Part III

The Author elaborates on the issue concerning law, subdividing the subject into five parts: a) regulatory provisions; b) interpretation; c) legal rules; d) relationships between law and other scientific and humanistic disciplines; e) conclusion.

4. Le norme

a) Il significato del termine “norma”

Mentre le disposizioni normative o fonti del diritto si possono teoricamente enumerare, gli atti interpretativi non possono essere oggetto di una tale attività di conteggio. Le prime, per quanto di numero sterminato, a rigore si possono contare e porre in corrispondenza biunivoca con i numeri naturali. E ciò, almeno, per un determinato giorno. A sinistra si possono mettere in fila i numeri (1, 2, 3 ... eccetera) e a destra si possono, prima, elencare – attraverso un elenco alfanumerico – i Trattati internazionali ratificati dallo Stato italiano (A1: Trattato 1 con x articoli e y commi eccetera); poi i Regolamenti e le Direttive UE, con i relativi articoli e commi (B ...); poi le varie leggi costituzionali con i relativi articoli e commi; (C ...); poi le varie leggi nazionali, anche qui con i vari articoli e commi (D ...): poi le leggi regionali e provinciali, con i vari articoli e commi (E . . . . .); poi i regolamenti di tutti gli enti pubblici e non e ciò avendo presente l’art. 114 Cost. e, ancora, con i relativi articoli e commi (F .. . .); poi gli atti amministrativi (con le relative disposizioni) emanati dai vari enti pubblici e non [1] (G ...); poi le sentenze (H ...): poi i c.d. atti di volontà stipulati o emanati dai vari soggetti giuridici (I ...); infine le varie prassi raccolte presso le Province italiane (L ...).

Tale elenco, di fatto, impossibile per gli atti di autonomia privata, sarebbe attuabile se vi fosse una regola per la quale ogni soggetto giuridico che adotti, stipuli un atto giuridico, anche verbale, debba segnalarlo presso un certo ufficio del Comune in cui risiede.

Se si passa al secondo insieme dato dai tre tipi di atti interpretativi segnalati precedentemente (disposizioni normative di carattere interpretativo; sentenze di carattere generale la cui funzione sia quella di ausilio per interpretare; insiemi di precetti etici e di altri costumi sociali non aventi la natura di disposizioni normative), gli elenchi ipotizzati per le vere e proprie fonti del diritto sarebbero possibili per le disposizioni interpretative e, forse, per la massa enorme di sentenze che costituiscono il diritto giurisprudenziale. Non sarebbero possibili per i precetti etici, laddove ogni religione ed ogni indirizzo filosofico potrebbe dar luogo ad elenchi di precetti, uno diverso dall’altro.

E, allora, il percorso dalle disposizioni (“D”) alle norme (“N”), attraverso gli atti interpretativi non è lineare.

Non vi è e non può esservi alcuna certa corrispondenza biunivoca tra il sottoinsieme delle disposizioni normative e quello delle norme, intese, queste ultime, e come già detto più volte, come disposizioni scritte alla luce degli atti interpretativi.

In ogni caso un elenco (o due elenchi) di norme risulta di fatto e a priori impossibile.

Da qui, anche senza abbracciare la teoria istituzionale del diritto [2], la profonda incertezza che domina il diritto applicabile e l’esigenza della funzione nomofilattica delle giurisdizioni superiori (Corte di Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei Conti) della quale si è già precedentemente parlato.

b) Distinzioni tra le norme

Volendo, comunque, fare alcune distinzioni nell’ambito delle norme giuridiche, si può asserire che la principiale è quella tra norme di organizzazione e norme di condotta.

Le prime sono quelle che “creano”, “costituiscono” delle istituzioni giuridiche o, per meglio dire, delle entità giuridiche.

Caratteristica, infatti, del mondo giuridico è la creazione di entità che non sono naturali, ma opera dell’uomo (celebre è, sul punto, l’opera di John Langshaw Austin [Come fare le cose con le parole, Genova, 1987] che, appunto, asserisce come, con le “parole” [e cioè con le regole di organizzazione ma non solo] si creano delle “entità giuridiche”]). Infatti con le regole di organizzazione (in genere scritte, ma anche consuetudinarie), si creano normalmente gli Stati che, a loro volta, sono creatori di diritto.

Appartengono alle norme di organizzazione quelle regole che sono contenute nelle c.d. Costituzioni (o settori delle stesse) e cioè quelle leggi che fondano gli Stati o le istituzioni minori (es.: in Italia, le Regioni a statuto speciale: Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e quelle a statuto ordinario), così come appartengono alla stessa categoria i ..


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