2018 - 1annoSenzenze

home / Archivio / Fascicolo / Profili fiscali problematici ..


Profili fiscali problematici delle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento

Chiara Cracolici-Alessandro Curletti

Il presente lavoro mira ad approfondire l’articolata tematica concernente i profili fiscali delle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento introdotte dalla legge n. 3/2012. Dopo una breve premessa ricognitiva del quadro normativo di riferimento e delle principali caratteristiche, analogie e differenze tra le procedure, ci si sofferma, relativamente a ciascuna di esse, su tre aspetti fiscali, così come ben delineati dalla dottrina e dalla giurisprudenza: la sorte dei crediti tributari, gli effetti fiscali, diretti e indiretti, per il debitore e gli effetti fiscali per il creditore. Nella parte conclusiva del lavoro, si riflette sulla necessità di un ulteriore intervento normativo in materia, oltre a quello già messo in atto dal recente Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza, evidenziando gli effetti positivi che tale intervento determinerebbe sull’intero sistema giuridico-economico.

PAROLE CHIAVE: crisi - procedure di sovraindebitamento

Problematic tax profiles of over-indebted crisis settlement procedures

The present paper aims to analyze the complex case concerning the financial profiles of the procedures of composition of the over-indebtedness crisis introduced by the Italian law n. 3/2012. After a brief introduction assessing the regulatory framework and the main characteristics, similarities and differences between the procedures, we focus on three financial aspects for each of these, as well defined by the law and its interpretation: the destiny of tax credits, the direct and indirect tax effects for the debtor and the tax effects for the creditor. In the conclusive part of the paper, we elaborate on the need for a further regulatory intervention on the matter, in addition to the one already implemented by the recent Code of corporate crisis and insolvency, highlighting the positive effects that this intervention would have on the entire legal and economic system.

KEYWORDS: crisis – procedures of composition of the over-indebtedness crisis.

1. Premessa: un sintetico inquadramento generale delle procedure in esame

Prima di procedere con la trattazione nel merito dei profili fiscali attinenti le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, può apparire utile individuare, in via del tutto preliminare, il quadro normativo di riferimento e descrivere, seppur con brevi cenni, le principali caratteristiche delle procedure interessate, evidenziandone analogie e differenze [1].

Le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento [nello specifico, l’accordo di composizione della crisi, il piano del consumatore e la liquidazione del patrimonio] sono state introdotte e disciplinate dalla legge 27 gennaio 2012, n. 3, come successivamente modificata dal d.l. 18 ottobre 2012, n. 179 (convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221) e, da ultimo, dal d.l. 27 giugno 2015, n. 83 (poi convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2015, n. 132). Recentemente è stata promulgata la legge delega 19 ottobre 2017, n. 155, recante una delega al Governo avente quale oggetto la riforma delle disciplina della crisi di impresa e di insolvenza, ivi comprese quindi quelle in materia di composizione della crisi da sovraindebitamento (cfr. art. 9). In attuazione della summenzionata delega legislativa, il Governo ha approvato ed il Presidente della Repubblica conseguentemente emanato, in data 12 gennaio 2019, il d.lgs. n. 14, recante il Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza [2]. Che la materia, tuttavia, non abbia ancora trovato una collocazione definitiva nell’orizzonte ordinamentale e che possa essere oggetto di ulteriore revisione e modifiche lo si evince anche dalla recente promulgazione della legge delega 8 marzo 2019, n. 20, la quale, al suo art. 1, ha delegato il Governo per l’adozione di decreti legislativi correttivi in materia di riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza.

Le procedure di accordo di composizione della crisi e di piano del consumatore, disciplinate dalla sez, I, capo I, legge n. 3/2012, consentono al debitore non fallibile che si trovi in uno stato di sovraindebitamento di concludere, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi, un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti. Entrambe le procedure menzionate consentono al debitore di ottenere, a fronte dell’omologazione della proposta di accordo o di piano oltre che del puntuale adempimento delle prestazioni ivi contenute, l’immediata esdebitazione, vale a dire la liberazione dai propri debiti residui.

Le due procedure, pur similari in molteplici tratti contenutistici e procedurali, presentano, tuttavia, tre sostanziali differenze.

In primo luogo, mentre la procedura di accordo può essere presentata da qualsiasi debitore che si trovi in stato di sovraindebitamento, anche eventualmente il consumatore, purché non sia soggetto a procedure concorsuali diverse da quelle regolate dalla legge n. 3/2012, al piano del consumatore può invece far ricorso solo il consumatore, inteso come la persona fisica che ha assunto le obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. In secondo luogo, mentre l’omologazione della proposta di accordo è subordinata al raggiungimento del consenso, anche tramite il meccanismo del silenzio assenso, di almeno il sessanta per cento dei crediti, nella procedura di piano del consumatore il raggiungimento di tale soglia di consenso risulta invece irrilevante, rilevando unicamente, in fase di omologazione della proposta, l’accertamento, da parte del giudice, del requisito della “meritevolezza” del debitore-consumatore (consistente nell’accerta­mento della duplice circostanza che le obbligazioni siano state assunte con la ragionevole prospettiva di farvi fronte ed il sovraindebitamento non sia stato colposamente determinato dal debitore proponente, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali) e, in caso di osservazioni da parte dei creditori, della maggior convenienza della proposta di piano rispetto all’alternativa liquidatoria di cui alla sez. II, capo I, legge n. 3/2012. Da ultimo, mentre nella procedura di accordo la sospensione delle procedure esecutive in corso rappresenta un effetto automatico conseguente al mero deposito della proposta in tribunale, nella procedura di piano, per contro, la sospensione delle procedure esecutive in corso è subordinata alla presentazione di apposita istanza da parte del debitore ed all’accertamento, da parte del giudice delegato, che l’eventuale prosecuzione delle stesse potrebbe ..


» Leggi l'intero articolo.


  • Giappichelli Social