Crisi aziendali e piani di risanamento

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Gruppi di società e forme di aggregazione di imprese nel processo di armonizzazione del diritto comunitario

Mia Callegari. Professore Associato di diritto commerciale presso l’Università degli Studi di Torino.

Il presente contributo offre un panorama sull’evoluzione del processo di armonizzazione del diritto comunitario in tema di gruppi di imprese in rapporto alla formazione di un “diritto dei gruppi” interno – dalla novella societaria al Codice della Crisi e dell’Insolvenza –, ponendosi l’obiettivo di indagare i caratteri fondamentali della disciplina, alla luce dell’applicazione giurisprudenziale e della possibile interazione con le disposizioni sulla crisi dei gruppi introdotte dal d.lgs. n. 14/2019, nonché la sua idoneità a fungere da modello per auspicabili prospettive di armonizzazione.

PAROLE CHIAVE: gruppi di imprese - armonizzazione comunitaria - EMCA Model - flussi informativi - regolamento di gruppo - insolvenza del gruppo

Groups of companies and enterprises networks in the harmonization process of the European law

This paper provides an overview of the evolution of the harmonization process of the European law in the field of groups of companies, referring to the development of a national “group of companies law” – from the company law reform to the crisis and insolvency code –, with the purpose of examining the main aspects of the regulation in force, in consideration of the case law and of the possible interaction with the rules on the crisis of the groups of companies introduced by the Legislative Decree n. 14/2019, and with the aim of analyzing its suitability for being devoted to the prospect of harmonization across countries.

KEYWORDS: groups of companies – group interest – harmonization of law – EMCA Model  – definition of group – disclosure controls and procedures – liability of the parent company – group of company regulations – insolvency of a group of companies.

SOMMARIO:

1. La configurazione del gruppo e dei suoi assetti nel processo di armonizzazione. – 2. Gruppi e cooperazione tra imprese. – 3. Dal Progetto di Nona Direttiva al “modello italiano”. – 4. La centralità della trasparenza e gli obblighi informativi. – 5. Prospettive di analisi e rilevanza degli assetti societari nei gruppi. – 6. La responsabilità della capogruppo e l’«abuso» di direzione unitaria. – 7. Il regolamento di gruppo. – 8. Qualche riflessione conclusiva.

1. La configurazione del gruppo e dei suoi assetti nel processo di armonizzazione

Le forme di aggregazione tra imprese rivestono nella pratica un ruolo di primo piano, figlie di un processo di concentrazione sviluppatosi, con caratteri e tipologie peculiari nei diversi ordinamenti, nel secolo ventesimo. Le formazioni individuali procedenti in ordine sparso hanno ceduto il passo ai raggruppamenti di imprese caratterizzate dal fatto che, pur conservando intatta la loro autonomia giuridica, esse perdono, nel collegamento con altre, indipendenza economica e discrezionalità operativa.

Il gruppo, che può assumere strutture molto differenti e può coinvolgere realtà soggettive assai difformi e di diversa dimensione, si iscrive dunque nel più ampio fenomeno dei collegamenti e della cooperazione fra imprese, variamente articolati a seconda dei contesti economici e giuridici in cui operano, ma si contraddistingue in tale ambito per la sua specifica compattezza. In tale contesto si moltiplicano gli interessi coinvolti, il modello della “società monade” non può essere considerato universale e l’appartenenza al gruppo è sempre più concepita come una condizione normale della realtà economica.

In ambito comunitario, gli studi per armonizzare le legislazioni degli stati membri in materia di gruppi di imprese risalgono agli anni sessanta. La prima Bozza di Direttiva sui gruppi del 1975 sollevò numerose critiche: pur muovendo da una convinzione diffusa sull’opportunità di armonizzare la materia, era infatti caratterizzata da una prospettiva piuttosto restrittiva e con una visione “monca” della posizione e dei poteri della capogruppo: era infatti sfavorevole al riconoscimento di “strategie” e direttive di gruppo ed all’ammissione di un’influenza sulle società eterodirette ispirata all’interesse di gruppo ovvero legittimata da logiche compensative, nonché al riconoscimento di regolamenti ed accordi di gruppo. Da qui il significativo “cambio di rotta” del Progetto di Nona Direttiva del dicembre 1984, ispirato al modello legislativo tedesco, sempre oggetto di dibattito (inizialmente ampio, poi progressivamente scemato ma periodicamente ripreso) e ad oggi mai tradotto in una Proposta per la Commissione [1].

Originariamente, come sottolineato dal Libro bianco della Commissione del 1985, la compilazione di una disciplina uniforme del gruppo di società aveva assunto una posizione di preminenza nel quadro delle politiche europee sia in una prospettiva di integrazione che nell’ottica di colmare una lacuna presente in diversi ordinamenti degli stati membri [2].

Anche il Progetto del 1984 (al quale non sono seguite altre stesure), per quanto ispirato ad una concezione più moderna del fenomeno, presentava evidenti lacune, che certamente andavano costituendo ostacoli significativi alla sua condivisione. Il Progetto nasceva per la “gestione dei gruppi aventi come controllata una società per azioni” [3], con un limite di fondo sempre più inspiegabile ed inadeguato all’evolversi della realtà economica. Più in generale, appariva impermeabile alle esigenze di diversificazione nascenti dalla differente natura e dalla eterogeneità dei gruppi laddove la varietà della fattispecie è sempre dipesa sia dal numero dei componenti (che possono andare da alcune centinaia o addirittura migliaia, nei gruppi di grandi dimensioni, a poche unità, in imprese di piccole e medie dimensioni) che dal rapporto (collegamento, controllo …) con la capogruppo e con le altre società appartenenti al gruppo [4]. È evidente che tutti questi aspetti incidono notevolmente sull’indipendenza e sull’autonomia delle singole società, nonché sulla configurazione giuridica complessiva del gruppo e sulla sua corporate governance. Proprio con riferimento al legame con la capogruppo si possono poi distinguere i gruppi in cui le società eterodirette sono economicamente ..


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