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La società a responsabilità limitata con capitale sociale inferiore a 10.000 euro

Angelo Mambriani

L’Autore prende in esame la recente disciplina della s.r.l. con capitale inferiore a 10.000,00 euro contenuta nell’art. 2463 c.c. quarto e quinto comma, introdotti nel 2013, con particolare attenzione ai profili di qualificazione, alle particolarità della disciplina e ai passaggi tra i vari “sottotipi” di società a responsabilità limitata.

1. L’evoluzione normativa: forme e ragioni dell’introduzione dei commi quarto e quinto dell’art. 2463 c.c.

Il quarto ed il quinto comma dell’art. 2463 c.c. sono stati introdotti dalla l. n. 99 del 9 agosto 2013 mediante l’aggiunta all’art. 9 del d.l. n. 76 del 28 giugno 2013 del comma 15-ter.

In precedenza, lo stesso d.l. n. 76/2013, all’art. 9 comma 13, aveva sostituito l’intero art. 2463 bis c.c., così profondamente modificando la disciplina della società a responsabilità limitata semplificata, ed aveva soppresso, con l’art. 9 comma 14, la disciplina della società a responsabilità limitata a capitale ridotto, introdotta dall’art. 44 del d.l. 22 giugno 2012 n. 83, convertito con modificazioni, dalla l. 7 agosto 2012 n. 134.

Dunque, dopo l’entrata in vigore del d.l. n. 76/2013, si era determinata una situazione per cui, da un lato, la s.r.l.s. era stata riformata – tra l’altro prevedendo partecipazione di soci persone fisiche senza limiti anagrafici; ammontare del capitale sociale compreso tra 1 e 9.999 euro; amministratori anche estranei -, e, dall’altro, la s.r.l.c.r. era stata soppressa.

Le ragioni della soppressione sono da rinvenire proprio nella circostanza che la s.r.l.c.r. era stata introdotta in origine per generalizzare alle persone fisiche la possibilità di fruire della limitazione di responsabilità senza sopportare il peso dell’iniziale capitalizzazione della società, sicché, venuti meno alcuni dei limiti propri dell’originaria versione della s.r.l.s. – età dei soci, cariche amministrative solo ai soci – la previsione della stessa s.r.l.c.r. era divenuta sostanzialmente inutile.

A seguito di tale abrogazione, tuttavia, a fianco dei tradizionali tipi di società di capitali, rimaneva previsto soltanto un sotto-tipo, la s.r.l.s., i cui caratteri qualificanti (soci solo persone fisiche; modello standard di atto costitutivo e statuto; agevolazioni in sede di costituzione) però ne restringono considerevolmente il campo applicativo.

Si deve dunque ritenere che i commi quarto e quinto dell’art. 2463 c.c. sono stati introdotti proprio per generalizzare in modo definitivo ed assoluto la fruibilità della responsabilità limitata per l’esercizio dell’impresa commerciale senza vincolo quantitativo di capitalizzazione iniziale, equiparandola nell’estensione soggettiva a quella di ogni altra società commerciale, e, nella disciplina, a quella del tipo sociale-base, cioè la s.r.l.

Il risultato è stato ottenuto, appunto, prevedendo che la s.r.l. possa essere costituita con capitale inferiore a 10.000 euro e con il minimo di un euro.

 

2. Disciplina generale della s.r.l. con capitale inferiore a 10.000 euro. La s.r.l. a capitale inferiore a 10.000 euro come sottotipo di s.r.l.?

I commi quarto e quinto dell’art. 2463 c.c. prevedono, rispetto alla disciplina generale della s.r.l. quattro elementi specializzanti: l’ammontare del capitale sociale compreso tra uno e 9.999 euro; il conferimento soltanto in denaro; l’integrale versamento del conferimento; la riserva di accumulo[1] (). Non è elemento specializzante il versamento del conferimento nelle mani dell’amministratore, poiché esso è previsto in via generale anche per le s.r.l. a seguito della modifica apportata al quarto comma dello stesso art. 2463 c.c. dall’art. 9 comma 15 bis let. a) del d.l. n. 76/2013 come convertito dalla l. n. 99/2013.

Ogni altro aspetto della disciplina, quanto ad atto costitutivo, costi di costituzione, regime pubblicitario, soci e loro decisioni, sistema di amministrazione e sistema di controllo è lo stesso previsto per la s.r.l..

Si deve sottolineare, che, per la s.r.l. con capitale inferiore a 10.000 euro non è nemmeno previsto un richiamo della disciplina della s.r.l., ed invece le particolari caratteristiche di capitalizzazione sono inserite organicamente nella stessa disciplina della s.r.l. e, segnatamente, proprio nella norma che disciplina la costituzione della società. L’applicazione della disciplina della s.r.l. è dunque “naturale”.

Il legislatore nemmeno ha previsto una speciale denominazione per la società in questione.

Da tali considerazioni si evince che la s.r.l. con capitale inferiore a 10.000 euro è una s.r.l. a tutti gli effetti, salvo che presenta particolari caratteristiche quanto a conferimenti, capitalizzazione, riserva legale.

Dunque non si può nemmeno parlare di sotto-tipo di s.r.l., ma semmai più semplicemente, della possibilità, per la stessa s.r.l., di essere costituita con capitale da uno a 9.999 euro, con alcune particolarità connesse[2].

 

3. I conferimenti.

Uno degli elementi specializzanti che connotano la s.r.l. con capitale inferiore a 10.000 euro è che i conferimenti devono essere effettuati in denaro. Altro elemento specializzante è che i conferimenti devono essere versati “per intero”, cioè integralmente liberati alla data della costituzione della società[3]. Essi inoltre devono essere versati nelle mani dell’amministratore.

La ratio del primo elemento specializzante si rinviene nella tendenziale esiguità del capitale sociale e, perciò, nella sproporzione di mezzi che si determinerebbe consentendo conferimenti in natura, con l’applicazione della connessa procedura di stima, complessa e dispendiosa (Circolare Assonime, 20).

La disposizione concernente l’effettuazione dei conferimenti in denaro si risolve in un’eccezione al disposto del secondo comma dell’art. 2464 c.c., talché, in questo caso, non è consentito che l’atto costitutivo stabilisca diversamente, prevedendo conferimenti di genere diverso, in natura o d’opera o di servizi.

Poiché non sono posti particolari limiti all’autonomia statutaria sono tuttavia consentite forme di apporto a titolo diverso dal conferimento disciplinate statutariamente, cioè l’assunzione da parte del socio verso la società di obbligazioni aventi ad oggetto apporti in natura o d’opera a titolo diverso dal conferimento[4].

Come per le s.r.l.s., la disposizione concernente la liberazione dell’intero capitale, anch’essa collegata alla sua tendenziale esiguità, determina un problema di coordinamento con la disciplina dell’art. 2464 quarto comma c.c. che, per la s.r.l. ordinaria, prevede il versamento di almeno il 25 % dei conferimenti in denaro. Ne consegue che, per costituire una s.r.l. con capitale compreso tra i 2.501 euro ed i 9.999 euro i soci dovranno versare immediatamente a titolo di conferimento una somma maggiore di quella che devono versare i soci di una s.r.l. ordinaria con capitale di 10.000 euro. La norma, dunque, scoraggia la capitalizzazione iniziale delle s.r.l. con capitale inferiore a 10.000 euro, che saranno perciò tendenzialmente costituite con capitale non superiore a 2.500 euro.

Il versamento a mani degli amministratori del conferimento in denaro non costituisce elemento specializzante in quanto previsto anche in via generale dall’art. 2464 comma 4 c.c. (come modificato dall’art. 9 comma 15 bis d.l. n. 76/2013 convertito con modificazioni dalla l.n. 99/2013). Il requisito pare introdotto per rispondere ad esigenze di semplificazione e si adatta alla società qui considerata, supponendo che, come accadrà più di frequente, la somma conferita sia di entità minima.

Il quarto comma dell’art. 2463 c.c. parla di versamento “alle persone cui è affidata l’amministrazione”, ben potendosi interpretare tale locuzione alla luce del principio dell’eseguibilità in via disgiuntiva degli incarichi conferiti ad una pluralità di soggetti (artt. 1716, 2257, 2262, 2475 bis c.c.), e, dunque, nel senso della validità del versamento effettuato anche ad uno solo degli amministratori[5]. Come per le s.r.l.s., poiché l’organo amministrativo non esiste prima della costituzione della società, gli amministratori dovranno essere presenti in quel momento per ricevere il versamento o comunque dare atto della ricezione.

Tale vincolo, tuttavia, ben potrà essere superato - specie considerando il fatto che assai raramente soci straneri ed ancor meno amministratori stranieri partecipano all’atto di costituzione - o mediante accettazione di carica anteriore all’atto costitutivo e rilascio di procura ad uno dei soggetti che saranno presenti fisicamente affinché riceva il versamento dei conferimenti in nome e per conto del mandante, oppure direttamente mediante rilascio di procura ad accettare l’incarico e ricevere i conferimenti[6].

Le modalità di versamento dei conferimenti in denaro devono essere menzionate nell’atto di costituzione (art. 2464, co. 4, c.c., come inserito dall’art. 9 comma 15 bis, let. b, d.l. n. 76/2013 convertito con modificazioni dalla l. n. 99/2013).

 

4. Il capitale sociale. Applicabilità della disciplina degli artt. 2481, 2481 bis, 2482, 2482 bis, 2482 ter, 2482 quater c.c.

A seguito della riforma è stata dunque introdotta la possibilità che il capitale nominale della s.r.l. sia compreso tra il minimo di un euro ed il massimo di 9.999 euro.

La previsione di questo limite minimo di capitale nel quadro dello stesso art. 2463 c.c. e con riferimento ad una variante di s.r.l. che, in realtà, non si distingue dal tipo generale (v. par. 2) se non appunto per alcune particolarità della disciplina della stessa capitalizzazione e delle riserve, fa sì che quel limite divenga il nuovo “minimo assoluto” del capitale legale della stessa s.r.l. in quanto tale[7]. La soglia dei 10.000 euro di capitale nominale, diviene dunque un mero discrimine tra due regimi del capitale della s.r.l. Tale soglia, ad esempio, è rilevante ai fini dell’applicazione degli artt. 2482 e 2482 ter c.c. alla s.r.l. ordinaria.

Sulle premesse teoriche di questa condivisibile scelta e sulle sue conseguenze sull’effettività delle funzioni svolte dal capitale sociale in questo genere di società, non si può che rinviare a quanto si è detto in sede di commento all’art. 2463 bis c.c. (v. par. 13.).

In particolare, essendo in ogni caso previsto un capitale minimo e fisso, rimane pienamente salvaguardata la funzione organizzativa del capitale sociale, nonché la possibilità di applicare la disciplina degli artt. 2481 (aumento di capitale attribuito agli amministratori, a differenza di quanto previsto per la s.r.l.s.) e seguenti c.c.

Ne consegue che troveranno applicazione, per l’aumento di capitale a pagamento o gratuito, gli artt. 2481 bis e 2481 ter c.c. Rimane certamente possibile, in sede di aumento a pagamento, l’offerta di quote di nuova emissione a terzi, se l’atto costitutivo lo prevede (art. 2481 bis, co. 1, c.c.), a differenza di quanto accade nelle s.r.l.s.. Altrettanto possibile la liberazione integrale dell’aumento mediante conferimenti di beni in natura (art. 2464, co. 5, c.c.). In virtù della tendenza alla progressiva capitalizzazione di queste società, anche i conferimenti in denaro devono essere integralmente versati, risultando con essa incompatibile la possibilità di versamento parziale di cui all’art. 2464 co. 4 c.c. (art. 2481 bis co. 4 c.c.; v. par. 4).

L’aumento di capitale, quali che siano le sue modalità, deve esser tale da far rimanere il capitale nominale al di sotto dei 10.000 euro. Se il capitale è aumentato fino a 10.000 euro o al di sopra, allora si verifica automaticamente il passaggio ad s.r.l. ordinaria (v. par. 6.).

Fermo il relativo obbligo di iscrizione della delibera nel registro delle imprese, tale passaggio, tuttavia, ha come principali conseguenze quelle di escludere l’obbligo di formazione della riserva di accumulo di cui al quinto comma dello stesso art. 2463 c.c., di rendere applicabile l’art. 2430 c.c. e di rendere distribuibile la differenza tra le due riserve.

Anche qui trovano piena conferma i dubbi in ordine alla possibilità di procedere alla riduzione volontaria del capitale ex art. 2482 c.c., dovendosi richiamare le considerazioni svolte in sede di commento all’art. 2463 bis c.c..

Essendo previsto un capitale minimo e fisso, sussistono i presupposti per l’applicazione anche alla s.r.l. con capitale inferiore ai 10.000 euro della disciplina del capitale sociale prevista in generale per le s.r.l. Sono dunque applicabili alla s.r.l. in questione le norme relative alla riduzione del capitale per perdite (art. 2482 bis c.c.) ed alla riduzione del capitale al di sotto del limite legale (art. 2482 ter c.c.), salvo il principio di immodificabilità, in tali casi, delle quote di partecipazione e dei diritti dei soci (art. 2482 quater c.c.).

 

5. La riserva di accumulo.

Il quinto comma dell’art. 2463 c.c. prevede, per la s.r.l. con capitale inferiore ai 10.000 euro, la formazione di una riserva di accumulo mediante accantonamento di 1/5 (20%) degli utili risultanti dal bilancio regolarmente approvato. L’accantonamento è imposto fino a quando la somma del capitale sociale nominale e della riserva raggiunga i 10.000 euro. La riserva è utilizzabile solo per copertura delle perdite o aumento di capitale e, se diminuita a tali scopi, deve essere reintegrata.

Si tratta dunque di un meccanismo di accumulo di capitale di rischio che sostituisce la riserva legale di cui all’art. 2430 c.c. nei limiti in cui è operativo (v. postea) e che si traduce nella destinazione di una parte del patrimonio a rafforzamento forzoso della capitalizzazione e, in pratica, nell’assoggettamento obbligatorio ad accantonamento contabile di una parte degli utili di esercizio.

La sostituzione della riserva legale di cui all’art. 2430 c.c., pure prevista per le s.r.l. a mezzo del richiamo di cui all’art. 2478 bis comma 1 c.c., trova la sua ragione nella capitalizzazione tendenzialmente simbolica della s.r.l. in questione, sicché il limite di 1/5 del capitale sociale nominale a mezzo dell’accantonamento del 5 % degli utili netti annuali, sarebbe per un verso immediatamente raggiunto e, per altro verso, non potrebbe produrre alcun concreto beneficio in termini di effettiva capitalizzazione. Dalla lettera stessa del quinto comma dell’art. 2463 c.c. si desume agevolmente che la sostituzione della riserva legale ex art. 2430 c.c. con la riserva in questione è limitata, poiché opera «fino a che la riserva non abbia raggiunto, unitamente al capitale, l’ammontare di diecimila euro», riprendendo poi vigore la disciplina della riserva legale se ed in quanto il relativo limite (1/5 del capitale sociale) non sia stato già raggiunto (v. postea). È da escludere invece che la riserva di accumulo si aggiunga tout court a quella legale ex art. 2430 c.c., poiché, come emerge dalla stessa lettera della legge, ha la sua stessa natura e la sua stessa funzione[8].

Tradizionalmente la riserva legale costituisce l’estremo strumento di protezione del capitale, poiché destinata ad essere intaccata per ultima, dopo le riserve facoltative, le riserve statutarie ed i fondi di rivalutazione e, appunto, subito prima del capitale[9]

Tuttavia, rispetto alle s.r.l. qui considerate, in cui il capitale minimo ben può essere quantitativamente insignificante, essa assume uno scopo diverso ed ulteriore: autofinanziamento obbligatorio volto al progressivo rafforzamento patrimoniale di società che partono da un livello di capitalizzazione esiguo o addirittura pressoché nullo, consentito a considerare vigente un principio di patrimonializzazione progressiva di tutte le s.r.l. con capitale inferiore a 10.000 euro, che si esprime proprio mediante la previsione di un “patrimonio netto vincolato”, pari al capitale sommato all’eventuale riserva e destinato al raggiungimento della soglia dei 10.000 euro[10]. Si tratta dunque di un bilanciamento rispetto appunto all’iniziale scarsissima capitalizzazione e di un recupero almeno minimale della funzione di garanzia e della funzione produttiva del capitale.

Quanto alla disciplina della riserva di accumulo, essa è del tutto simile a quella prevista per la riserva ex art. 2430 c.c.

In particolare, il vincolo legale di destinazione ne comporta l’indisponibilità, il divieto di distribuzione e l’assoggettamento, mutatis mutandis, alla disciplina del capitale sociale. Il vincolo di indisponibilità è tutelato penalmente (art. 2627 c.c.).

È espressamente prevista l’utilizzazione a copertura di perdite, come è ammesso anche per la riserva legale ex art. 2430 c.c.[11].

Pur indisponibile, il vincolo è tuttavia meno forte di quello cui è assoggettata la riserva legale ex art. 2430 c.c. Infatti, diversamente da quanto è comunemente ritenuto per quella in forza della norma che limita l’utilizzo delle riserve per l’aumento di capitale a quelle disponibili (art. 2442, co. 1, c.c.), è espressamente consentita l’imputazione della riserva di cui si discute a capitale nominale, può cioè essere utilizzata per un aumento di capitale gratuito ex art. 2481 ter c.c.

Proprio la disciplina vincolistica che connota una riserva finalizzata al raggiungimento di una soglia formata per somma con il capitale nominale fa però escludere che essa possa essere elusa consentendo la sua distribuzione mediante imputazione a capitale e successiva riduzione reale e volontaria ex art. 2482 c.c., fa escludere che in presenza della riserva possa essere distribuito il capitale e fa escludere che possa esserlo anche in assenza di riserva. Si determina così quel fenomeno di “patrimonio netto vincolato sino a 10.000 euro” di cui si è detto.

La riserva si forma sugli utili di esercizio risultanti dal bilancio (voce 23 del conto economico: art. 2425 c.c.), il cui conseguimento costituisce l’unico presupposto perché scatti l’obbligo di accantonamento. La norma non parla di “utili netti annuali” (art. 2430 c.c), né di utili “realmente conseguiti” (art. 2478 bis comma 4 c.c.). Ne consegue che gli utili su cui computare la riserva sono appunto tutti gli utili di esercizio, prima della loro destinazione a copertura delle perdite pregresse, dovendo prevalere per facilitare la loro fase di start up ma destinato tendenzialmente ad incrementarsi almeno per quelle che abbiano un minimo successo. Considerando anche la norma relativa all’integrale versamento dei conferimenti iniziali, ben si può giungere

l’interesse dei creditori alla sollecita ricostituzione della riserva legale su quello dei soci alla reintegrazione del capitale[12]. Inoltre la norma qui considerata dispone che sia la riserva a poter essere imputata a copertura delle perdite, così escludendo che, prima della sua formazione, possano esserlo direttamente gli utili.

La percentuale di utili assoggettata ad accantonamento contabile obbligatorio è almeno del 20%. La percentuale è quadrupla rispetto a quella stabilita dall’art. 2430 c.c. per le s.p.a. proprio per meglio soddisfare l’esigenza di accelerata capitalizzazione delle società in questione che sta alla base della disciplina di questa riserva. Dalla lettera stessa della legge («… almeno pari ad un quinto …») si desume che la percentuale di accantonamento prevista è disponibile nel minimo, sicché i soci possono, nello statuto, prevedere una percentuale di accantonamento maggiore, non invece una minore. In tal caso, ovviamente, il relativo vincolo di indisponibilità si forma sull’intera somma accantonata secondo la disposizione statutaria, nonostante la sua origine “volontaria” [13].

L’obbligo di accantonamento permane fino a che la somma di riserva e capitale raggiunge l’ammontare di 10.000 euro. Da notare che, poiché trattasi di riserva che, come tale, si distingue dall’ammontare del capitale nominale, la somma dei due valori può raggiungere i 10.000 euro senza determinare effetti in tema di passaggio alla s.r.l. ordinaria.

I componenti della sommatoria di cui si discute sono esclusivamente l’ammontare del capitale sociale e la riserva di accumulo, dunque non sono computabili in essa riserve o accantonamenti di altro genere, come la riserva legale ex art. 2430 c.c., riserve da sovrapprezzo, riserve statutarie o facoltative, versamenti atipici dei soci a titolo di capitale di rischio, finanziamenti postergati ex art. 2467 c.c.

Non è previsto un termine entro il quale la società sia tenuta a raggiungere, tra capitale e riserva, il limite dei 10.000 euro.

Quando l’accantonamento raggiunge il limite indicato, l’obbligo è adempiuto ed alla società non è imposto di imputare la riserva a capitale, ben potendo la società continuare ad esistere indefinitamente con capitale inferiore a 10.000 euro[14].  Si deve tuttavia ritenere vietata a distribuzione volontaria del capitale ex art. 2482 c.c., eventualmente previa imputazione ad esso della riserva.

In ogni caso, considerato che la riserva di accumulo svolge una limitata funzione sostitutiva, ma non aggiuntiva, rispetto alla riserva legale (v. supra), ne deriva che, quando il suo limite (capitale nominale + riserva di accumulo = 10.000 euro), sia stato raggiunto, riprende vigore la disciplina generale di cui all’art. 2340 c.c. qualora il limite relativo ad essa riserva non sia stato raggiunto[15]. Peraltro è ovvio che, ben potendo il capitale essere di entità anche solo simbolica, l’accantonamento massimo ex art. 2430 c.c., al momento del raggiungimento della soglia rilevante ex art. 2463 co. 5 c.c., sarà già stato raggiunto o sarà immediatamente raggiungibile (Es.: capitale 1 euro; riserva ex art. 2463 comma 5 c.c. = 9.999 euro; riserva ex art. 2430 c.c. = 0,20 euro).

Dunque, se l’accantonamento di cui al quinto comma dell’art. 2463 c.c. supera, insieme al capitale, il limite dei 10.000 euro, la differenza in più andrà imputata, se del caso, prima a riserva legale ex art. 2430 c.c. e, completato anche questo accantonamento, a riserva facoltativa liberamente distribuibile[16].

Se la somma riserva + capitale si riduce al di sotto del limite suindicato, per imputazione della riserva a perdite, essa deve essere reintegrata/implementata con le modalità già indicate.

Quanto al rapporto tra riserva da accumulo e riserva da sovrapprezzo - formatasi a seguito di conferimenti di quote con sovrapprezzo in sede di costituzione della società o di aumento di capitale -, si è correttamente affermato che, coordinando la disciplina di cui all’art. 2431c.c. con quella di cui al quinto comma dell’art. 2463 c.c., si desume che la riserva da sovrapprezzo sarà distribuibile solo quando sia l’altra che quella di cui all’art. 2430 c.c. abbiano entrambe raggiunto i limiti rispettivamente previsti (v. postea). In particolare, non pare possibile interpretare il richiamo del «limite stabilito dall’art. 2430» di cui all’art. 2431 c.c. come riferito tout court al quinto del capitale sociale anche con riguardo alla s.r.l. a capitale inferiore a 10.000 euro, sia perché, entro ed oltre quel limite opera in genere la riserva ex art. 2463 comma 5 c.c., sia perché, in società a capitale nominale vicino allo zero, il limite stesso è nullo[17].

L’omessa previsione dell’accantonamento a titolo di riserva ex art. 2463 co. 5 c.c. nel progetto di bilancio sottoposto dagli amministratori all’approvazione dei soci integra la violazione di un dovere gestorio, con le conseguenze del caso, anche in termini di revoca degli amministratori stessi (art. 2476 co. 3 c.c.).

L’omessa previsione dell’accantonamento della riserva nel bilancio approvato rende la delibera di approvazione non annullabile ma nulla per violazione del principio di correttezza (artt. 2478 bis co. 1, 3 e 4 in relazione agli artt. 2423 co. 2, 2479 ter co. 4 c.c.), poiché un quinto degli utili vengono considerati come tali e non sono appostati a riserva e perché viene fatto apparire un ammontare di utili distribuibili maggiore di quello effettivo.

Sull’applicabilità della riserva di accumulo alla s.r.l.s. si veda il commento all’art. 2463 bis c.c., Sezione II, 3.1.

In conclusione si deve considerare che la mancanza di un termine di scadenza per il raggiungimento della soglia prevista per la riserva di accumulo e di una connessa ipotesi di scioglimento, nonché la mancanza di un obbligo di capitalizzare la società quando la soglia sia raggiunta, ed anche il divieto di distribuzione di capitale e riserva, fanno ritenere che la s.r.l. con capitale inferiore a 10.000 euro non è intesa dal legislatore come variante di s.r.l. temporanea e provvisoria, ed invece come genere di s.r.l. potenzialmente stabile, che può operare con quelle caratteristiche senza limiti di tempo[18].

 

6. Il passaggio da s.r.l. a capitale inferiore ai 10.000 euro ad s.r.l. ordinaria e viceversa. Il passaggio da s.r.l. a capitale inferiore ai 10.000 euro ad s.r.l.s. e viceversa. Le operazioni straordinarie.

Poiché la s.r.l. con capitale inferiore ai 10.000 euro differisce dalla s.r.l. ordinaria solo per l’ammontare del capitale nominale, per alcuni dettagli in materia di conferimenti e per la disciplina della riserva di accumulo, e siccome non è identificabile non solo come tipo autonomo di società di capitali ma nemmeno come sotto-tipo di s.r.l. (v. par. 2), è ovvio che il passaggio da una s.r.l. del genere ad s.r.l. ordinaria non può essere qualificato in termini di trasformazione[19], ed invece costituisce un semplice passaggio che può realizzarsi mediante una formale modifica statutaria assunta ex art. 2480 c.c. avente ad oggetto l’aumento del capitale nominale, non importa se a pagamento (art. 2481 bis c.c.) o gratuito (art. 2481 ter c.c.), ad importo pari o superiore a 10.000 euro. Ai fini dell’aumento del capitale potrà utilizzarsi l’accantonamento della riserva di accumulo eccedente quello della riserva legale ex art. 2430 c.c.[20].

Gli effetti di tale passaggio sono costituiti dal sopravvenuto venir meno dell’obbligo di accantonamento della riserva di accumulo, dalla liberazione di eventuali importi a riserva per importi superiori a quelli imposti dall’art. 2430 c.c. e dalla futura possibilità di liberare aumenti di capitale mediante versamento del solo 25 %.

Il passaggio invece da s.r.l. ordinaria a s.r.l. con capitale inferiore a 10.000 euro non pare consentito per riduzione volontaria del capitale ex art. 2482 c.c., impedendolo la disciplina del “patrimonio netto vincolato sino a 10.000 euro”, secondo cui, in ogni caso, avendosi a disposizione un minimo di € 10.000 di capitale, non sono consentite operazioni volontarie distributive[21].

Non rileva invece la disciplina della riduzione per perdite ex art. 2482 bis c.c., che suppone un capitale residuo pari almeno a 10.000 euro.

Il passaggio da s.r.l. ordinaria ad s.r.l. con capitale inferiore a 10.000 euro può invece avvenire ex art. 2482 ter c.c. per effetto di una riduzione al di sotto del minimo legale per perdite. Nel senso dell’ammissibilità di tale passaggio militano decisivamente sia appunto la previsione stessa della s.r.l. a capitale inferiore a 10.000 euro come genere di s.r.l. che da essa non si distingue tipologicamente, sia la previsione di un nuovo limite minimo di capitale legale con cui va coordinato il riferimento al n. 4) dell’art. 2463 c.c., sia il fatto che nulla osta alla trasformazione in una s.r.l. del genere di una s.p.a. ex art. 2447 c.c. - sicché a ritenere altrimenti si determinerebbe una discriminazione illegittima ex art. 3 Cost. tra s.r.l. ed s.p.a. -, sia il fatto che, nell’ambito delle s.r.l. del genere, è ammessa l’operatività dell’art. 2482 bis c.c., potendosi dunque provvedere ad una riduzione di capitale, ad esempio, da 9.999 euro ad un euro[22].

L’art. 2482 ter c.c. deve dunque essere interpretato nel senso dell’introduzione di ulteriori alternative, nelle s.r.l. ordinarie, rispetto alla delibera di riduzione e contemporaneo aumento del capitale ad almeno 10.000 euro, alla trasformazione in società di persone od all’iscrizione dello scioglimento, cioè appunto l’adozione di una delibera di riduzione del capitale al di sotto del limite dei 10.000 euro e sino al minimo di un euro con espressa specificazione che essa riduzione avviene in funzione di continuità aziendale e che non si tratta di una riduzione liquidatoria, ovvero, in caso di patrimonio netto negativo, eliminazione/riduzione della perdita mediante le usuali tecniche e aumento del capitale ad un euro.

Inoltre, a mezzo della precisazione che si tratta di riduzione del capitale in funzione di continuità e non in funzione liquidatoria, si rende inoperante l’art. 2484, co. 1, n. 4 c.c., norma che, contenendo il richiamo al medesimo art. 2482 ter c.c., sarà da intendere come implicante l’esclusione, in questi casi, della sussistenza dei presupposti per ritenere lo scioglimento della società[23].

Il passaggio da s.r.l. ordinaria ad s.r.l. a capitale inferiore a 10.000 euro è consentito solo se il capitale nuovamente fissato è interamente versato – condizione non certo difficile da conseguire in caso di riduzione del capitale ad un euro o a poche centinaia di euro – e comporta il sopravvenire dell’obbligo di effettuare la riserva di accumulo, oltre all’applicabilità dell’art. 2481 bis c.c. nei limiti che si sono visti (v. par. 4).

Essendo la s.r.l. con capitale inferiore a 10.000 euro una s.r.l. a tutti gli effetti, le operazioni straordinarie (trasformazione, fusione, scissione) saranno eseguibili applicando la disciplina generale (capo X, Titolo V, Libro V c.c.)[24], ma con i limiti e le avvertenze che, mutatis mutandis, sono state meglio esplicitati con riguardo alla disciplina delle s.r.l.s..



* Estratto dal Codice della s.r.l., diretto da Oreste Cagnasso e Angelo Mambriani, NelDiritto Editore, Milano, 2015.

[1] BENATTI L., Art. 2463 commi 4 e 5 c.c., in Commentario Scialoja-Branca-Galgano, a cura di G. De Nova, Bologna, 2014, 186; BUSANI, La nuova società a responsabilità semplificata e la nuova s.r.l. con capitale inferiore a 10mila euro, in Soc., 2013, 1082.

[2] BUSANI, La nuova società a responsabilità semplificata e la nuova s.r.l. con capitale inferiore a 10mila euro, 1084; BOGGIALI- RUOTOLO, Le nuove s.r.l., 12; MAGLIULO, Le operazioni straordinarie nelle nuove fattispecie codicistiche di s.r.l., in Nuovo dir. soc., 2013, 19, 75; RESCIO A., Le s.r.l. con capitale ridotto (semplificate e non semplificate, in AA.VV., Società, banche e crisi d’impresa, 1873.

[3] BENATTI L., Art. 2463 commi 4 e 5 c.c., 186.

[4] BAUDINO, La nuova società a responsabilità limitata semplificata. Prime riflessioni e spunti operativi, in Nuovo dir. soc., 2012, 36.

[5] BUSANI, La nuova società a responsabilità semplificata e la nuova s.r.l. con capitale inferiore a 10mila euro, 1086.

 

[6] BUSANI, La nuova società a responsabilità semplificata e la nuova s.r.l. con capitale inferiore a 10mila euro, 1085; Consiglio Nazionale del Notariato, Prime questioni operative in tema di nuove norme su conferimenti in danaro in sede di costituzione di s.r.l. ordinarie, in CNN Notizie, 4 settembre 2013.

[7] BOGGIALI-RUOTOLO, Le nuove s.r.l., 11, 19.

[8] BOGGIALI- RUOTOLO, Le nuove s.r.l., 11; v. postea.

[9] COLOMBO, Il bilancio di esercizio, in Tratt. Colombo Portale, VII, Torino, 1994, 497; CAMPOBASSO, Manuale di diritto commerciale, Torino, 2001, 265.

[10] BUSANI, La nuova società a responsabilità semplificata e la nuova s.r.l. con capitale inferiore a 10mila euro, 1082; RESCIO A., Le s.r.l. con capitale ridotto, 1893. Per spunti comparatistici: REVIGLIONO, La società a responsabilità limitata semplificata, in Bione, Guidotti, Pederzini, La nuova società a responsabilità limitata, Tratt. Galgano, vol. 65, Padova, 2012, 650 s..

[11] Trib. Vicenza, 10.6.1986, in Soc., 1987, 171; Trib. Cassino, 1.2.1991, in Riv. Dir. Civ., 1992, 339; Trib. Bologna, 3.12.1995, in Soc., 1996, 668.

[12] COLOMBO, op. cit, 497. Contra: JAEGER-DENOZZA, Appunti di diritto commerciale. Impresa e società, Milano, 2006, 518.

[13]COLOMBO, op. cit, 497.

[14] BOGGIALI- RUOTOLO, Le nuove s.r.l., 11.

[15] Es.: capitale di 9.000 euro; riserva di accumulo = 1.000 euro; obbligo di accantonamento ex art. 2430 c.c. per ulteriori 800 euro; BUSANI, La nuova società a responsabilità semplificata e la nuova s.r.l. con capitale inferiore a 10mila euro, 1082; BOGGIALI-RUOTOLO, Le nuove s.r.l., 10; RESCIO A., Le s.r.l. con capitale ridotto, 1882.

[16] MAGLIULO, Le operazioni straordinarie nelle nuove fattispecie codicistiche di s.r.l., 90.

[17]Con più ampio respiro sistematico: RESCIO A., Le s.r.l. con capitale ridotto, 1883.

[18] BOGGIALI- RUOTOLO, Le nuove s.r.l., 11, 19, 21; MAGLIULO, Le operazioni straordinarie nelle nuove fattispecie codicistiche di s.r.l., 96.

[19] BOGGIALI-RUOTOLO, Le nuove s.r.l., 12.

[20] MAGLIULO, Le operazioni straordinarie nelle nuove fattispecie codicistiche di s.r.l., 89.

[21] RESCIO A., Le s.r.l. con capitale ridotto, 1892 e s.; contra: BUSANI, La nuova società a responsabilità semplificata e la nuova s.r.l. con capitale inferiore a 10mila euro, 1082, a parere del quale la riduzione volontaria del capitale sarebbe ammissibile a condizione che la delibera modificativa dello statuto specifichi che essa riduzione avviene in funzione di continuità aziendale e societaria e non in funzione liquidatoria, per evitare l’applicazione dell’art. 2484, co. 1, n. 4 c.c.

[22]BUSANI, La nuova società a responsabilità semplificata e la nuova s.r.l. con capitale inferiore a 10mila euro, 1083; MARASA’, Considerazioni sulle nuove s.r.l.: s.r.l. semplificate, s.r.l. ordinarie e start up innovative prima e dopo la L. n. 99/2013 di conversione del D.L. n. 76/2013, in Soc., 2013, 1093; BOGGIALI-RUOTOLO, Le nuove s.r.l., 22. Contra, ma con riferimento alla s.r.l.c.r.: RESCIGNO M., La società a responsabilità limitata a capitale ridotto e semplificata, in Nuove leggi civ. comm., 2013, 71; CIAN, S.r.l., s.r.l. semplificata, s.r.l. a capitale ridotto. Una nuova geometria del sistema o un sistema disarticolato?, Riv. soc., 2012, 1107; MAGLIULO, Le operazioni straordinarie nelle nuove fattispecie codicistiche di s.r.l., 98.

[23] BUSANI, La nuova società a responsabilità semplificata e la nuova s.r.l. con capitale inferiore a 10mila euro, 1083.

[24] MAGLIULO, Le operazioni straordinarie nelle nuove fattispecie codicistiche di s.r.l., 120 s.